#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Festa del papà scrivendo a una mamma
Come il solito non ho dormito.
Anzi, a dire il vero, sono stato in una dormiveglia apparente, quella che quando ti alzi dal letto fa sentire il tuo corpo così dolorante che sembra di essere stato investito da un tir. Che poi chi è colui che ha mai raccontato come ci si sente veramente, dopo che ti ha investito un tir...
L'unica cosa che vorrei al termine di una notte simile, è dormire. Ma non posso, quindi mi ritaglio un piccolo spazio nella giornata e scrivo i pensieri che ho materializzato nella mente, tra il buio e il silenzio delle tenebre. Ho sempre avuto una buona memoria e non li scrivo subito per evitare poi di svegliarti, non posso...
Ho bisogno di vedere il tuo lento respiro.
Cosa sei per me? Potrei mai descriverlo? Potrei mai farti leggere i miei pensieri più intimi? Non capiresti, anche se è da una vita che ti conosco, e ti conosco anche da prima di incontrarti. Ti aspettavo...
O forse, ma credo più certamente, sarei io stesso a non riuscire a farlo, mi mancherebbero le parole.
Immagino però di essere steso in riva al mare, quando il frastuono delle onde, in un rumore sordo, stordisce i gabbiani, facendoli svolazzare nel vento in una disordinata danza, solo per occhi distratti. E tu sei lì a fissarmi, come se fossi inverosibilmente morto, seppur vivo, cercando di capire il mio essere silenzioso.
Mi entri nell'anima e io, con occhi lucidi, senza proferir nessun verbo, ti racconto...
Sei la pioggia, sottile, che cade dolcemente dopo mesi di siccità e penetra nelle viscere della terra rendendola fertile per il nuovo raccolto...
e il sole delle fredde e buie giornate d'inverno che riscalda la pelle donandoti buon umore, e un bianco sorriso...
e il vento degli antichi naviganti perduti nella bonaccia, che spira verso casa...
e la musica soave di un concerto d'archi, note che ascoltandole riesci a capire che il mondo poi non è così cattivo, e ci fai pace...
e l'amore, senza il quale non è vita, della fusione dei corpi...
e il primo vero bacio di passione, quello no, non si può mai dimenticare...
Così come l'orgoglio d'esser diventato padre.
E poi ti ho visto correre nel vento e sorridere. Forse non ci credi, ma quella gioia sul tuo volto, ogni volta che tagli un traguardo, è come la nascita di un figlio.
Come potrei essere padre, senza una madre? Corriamo insieme, prendimi la mano.
Due radici della stessa natura, attratti dalla medesima luce, lentamente si unirono e, sfiorandosi le labbra, vissero abbracciati per l'eternità.
Per te Luisa.
Tuo Paolo
(Paolo Saviello)
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