#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Ylifefriends - Dialoghi -  Lies


"Perché continui a scrivere?"

"Per non dimenticare i miei pensieri. Li conservo e li rianimo ogni volta che ne ho bisogno. È come per gli amanti della pittura. I colori sono le parole e l'intero scritto rappresenta ciò che vedo o lo stato della mia anima in quel momento. Spesso i pensieri volano via appena un attimo dopo averli generati. Vergarli li rende immortali. È come se si potesse conservare lo sguardo, il viso, l'espressione degli occhi o della bocca, la propria immagine riflessa in eterno... Saprai per sempre come eri. Nel prossimo futuro sarà così, credimi, basterà un battito di ciglia."

"Capisco... ma non capisco il motivo per cui li rendi pubblici."

"Sono solo urla nel vento, caro mio. Quando arriverà il giorno in cui sarà possibile trasmettere il pensiero, beh... solo allora non ne avrò più bisogno. Mi basterà osservare uno sguardo..."

"Non riesco comunque a capirti. Forse perché io ho scelto di essere un eremita, e in cima alla mia montagna ho tutto. Non ho bisogno di urlare. Il sole limpido del mattino scalda anche la mia anima. Non ho specchi in casa e agito sempre l'acqua della mia pozza prima di lavarmi il viso. Non sento più il bisogno di sapere come sto invecchiando. Ho superato questa necessità. Ostento la mia anima al mondo quando respiro aria pura a pieni polmoni nel silenzio della natura."

"L'ostentazione dell'essere, amico mio, quando nasce dalla menzogna della propria felicità, è causa di insicurezze. Insicurezze che trasportano poi la nostra vita verso inevitabili errori. Più è grande la menzogna più l'errore diventa fatale. Nessuno può essere eremita per sempre. Siamo animali di gruppo. La socialità è alla base della nostra evoluzione. Hai mai raccontato una menzogna? Sarò più preciso: ti sei mai raccontato una menzogna?"

"Io sono qui perché odio la menzogna... come posso vivere nel mondo sociale, come lo chiami tu, senza essere costretto ad ascoltare menzogne?"

"Urla. Urla la tua anima nel vento e ascolta l'eco... Anche se non lo sai, esiste sempre qualcuno che ascolta in silenzio. Questa è l'unica verità che conosco."

Y.


cit.
"Si sa: in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l'uno coll'altro.”
Dal Pinocchio di Carlo Collodi

(Paolo Saviello)



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#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Ylifefriends  - Lettera al mondo

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L'apatia genera malessere amici miei. Ed è il malessere stesso che genera apatia, tedio. Un continuo e assurdo ciclo che sfocia nella parte peggiore dell'essere umano: la malvagità. Ci distinguiamo dagli altri esseri viventi, intelligenti in modo diverso, soprattutto per questo. L'animale umano differisce da altre razze animali non sempre per la sua presunta intelligenza superiore, ma per come la usa...

Che la malvagità sia gratuita, involontaria o cercata, non fa differenza. È sempre esistita, e vive da quando esiste l'Homo sapiens. Oggi però direi cosiddetto tale. E già. Cos'ha ancora di sapiens l'uomo moderno?
La peste nera che ha attanagliato il nuovo mondo, e che ho avuto modo di vedere nel mio ultimo viaggio, non l'ha migliorato affatto. Direi addirittura peggiorato. Eppure già in scritti antichi viene definito e spiegato, fin dentro ogni minimo particolare, il significato di quella parola associata all'uomo. Sono forse scritti errati? Magari frutto della fantasia di inutili filosofi?

Dove sono oggi i sapiens? Estinti o magari mai esistiti? Io non vedo più nell'uomo moderno quell'aggettivo. Osservo solo malesseri, cattiverie, invidie e pericolose apatie: il continuo tedio d'uomo.

Il grado di cattiveria percepito è sempre direttamente proporzionale al legame con la persona che si rende colpevole dell'atto.
Se poi è gratuita, senza nessuna motivazione, fa ancor più male. Ti senti orfano della tua identità. Vieni ucciso dalla stessa persona che ti ha messo al mondo. Dapprima ripudiato, poi isolato infine... il parricidio senza cadavere. Di fatto una sindrome di Medea postmoderna, ovvero un vero e proprio complesso.

Esiste cosa peggiore di questa, cari amici, distinti signori? Chissà, forse sarebbe meglio la morte fisica...

Dentro ogni animo umano c'è una sofferenza, questo è certo, perché fa parte dell'essere. La sofferenza, se giustificata, migliora.

Questa che vi ho raccontato poc'anzi, no! È la peggiore: uccide senza morte. È l'oblio della conoscenza di noi stessi. L'anima è trafitta da una miriade di piccoli aghi avvelenati, tanti quanti sono i ricordi legati alla persona che ha ideato la cattiveria.
E l'idea, la premeditazione, fa ancor più male della sua stessa attuazione.
Ferisce, consuma... Irrompe nella testa devastando convinzioni e certezze di una intera vita. Sono paradigmi dell'innocenza, e quando, dopo tanto dolore, si metabolizza l'inesistenza del paradigma stesso, beh... cos'altro si può fare se non correre e piangere sotto la pioggia...

Chi sono ora? Chi ero prima? Ma soprattutto, loro chi erano per me?
Vorrei non saperlo ma non riesco più a dimenticarlo...

Dico a voi uomini, signore e signori, amici, fratelli, madre, padre, cosa vi è successo? Cosa vi è capitato? Perché avete smarrito l'umanità?

Ritorno nel mio tempo... e vedo sempre lo stesso tempo. Il mio ottimismo vacilla.

Il nostro momento nell'universo e solo un minuscolo granello di polvere in totale balìa del vento.

Pensateci bene amici miei, non è forse il vento che condiziona le nostre scelte fin dai tempi dell'antica marineria, distribuisce vita, modifica le alte cime e carezza dolcemente i nostri volti?

Y.

»

cit.
"Non esiste indizio più infallibile di un cuore profondamente cattivo, della più bassa indegnità morale, che un tratto di pura e cordiale gioia del danno altrui."
Arthur Schopenhauer

"È più facile cambiare la natura del plutonio che cambiare la natura della malvagità umana."
Albert Einstein

(Paolo Saviello)



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 #StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Ylifefriends - Appunti - Pace


Ecco... è successo nuovamente.
Non appena pronuncio quella magica parola, come se fossi preda di un maledetto incantesimo, crollano, con rumore sordo e devastante, le mie sicurezze.
'Felice' è solo un insieme di tre piccole e semplici sillabe che a volte mi capita di pronunciare, lentamente e in direzione del vento, proprio quando il mio stato d'animo assume quel significato.
Questa volta però è bastato solo il pensiero...

In fondo, però, se sono felice, perché mai non dovrei urlarlo ai quattro venti? Il punto è proprio questo. Paradossalmente ogni volta che succede, vengo ucciso da una forza misteriosa che brucia la mia tranquillità, la mia tanto agognata pace. La mia esasperata raggiunta felicità... o forse, a questo punto, presunta tale... 
Pura illusione.

Non sono religioso, non sono superstizioso, forse io stesso non sono... ma la mia è solo una semplice constatazione: sono felice solo finché non penso di esserlo. Figuriamoci urlarlo al mondo. Questa è la mia indole inespugnabile: la condivisione.

E poi vuoto totale fino alla prossima sensazione di felicità che, detto per inciso, potrebbe anche non avvenire mai più... Oramai vivo alla giornata e voglio esternare sia il bello che il cattivo tempo.
Se non può piovere per sempre, non può esserci per sempre il sole. Questo è chiaro e limpido... come le lacrime che versano i miei occhi quando il cielo è per troppo tempo grigio.

Prima o poi terminerò questo discorso che ho nella testa, da troppo tempo ormai, e avrò il coraggio di parlarti: 
'Sei il mio confessore caro amico. Non riesco a chiamarti Padre perché il ricordo del nostro tempo prima della tua vocazione annebbia la mia realtà. Ma devo. Il rispetto per la tonaca che porti è un atto dovuto, specie per chi come me non ha più il dono di credere. Questa routine quotidiana mi uccide. Giorni, mesi senza musica... le parole sono musica.
Dimmi, perché sono sordo? Perché il canto della mia felicità è offuscato, distorto, da vocalizzi senza note? Questa non è una confessione e non potrei mai chiederti assoluzione per quanto tu già sai, è solo la ricerca di un ascolto fraterno (e tu per vocazione sei abituato ad ascoltare), un'ascolto che ti chiedo per aver poi la forza  di sciogliere i miei dubbi [...]'.

A volte trovo la pace tuffandomi nell'immenso mare agitato, altre invece osservando la nascita di un piccolo e tenero fiore. Questo è il lato dell'esistenza che più mi affascina, è la sua stessa essenza.

Cos'è la vita se non meravigliosa?

Y.



cit.
"Non essere in guerra con se stessi, vivere d’amore e d’accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare."
Hermann Hesse

(Paolo Saviello)




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