La gentilezza 

Correvo verso il sorgere del sole e le prime luci dell'alba gettavano una linea di vernice chiara sullo sfondo d'un cielo ancora stellato. Il vento freddo, accentuato dalla mia andatura, fischiava nelle orecchie e penetrava nel collo scoperto spingendosi fino dietro la schiena. Il piacevole brivido che mi assaliva si contrapponeva al dolce silenzio delle strade deserte tipiche d'un giorno festivo. La città dormiva, io no. Tutta la notte con lo stesso pensiero: "Perché non provarci? Eppure qualcuno dovrà pur cominciare".

<<È già cominciato, e lotta da sempre con l'odio che ognuno di voi alimenta quotidianamente. Voi umani non siete capaci di vivere senza. Vi odiate, vi ingiuriate, vi uccidete.>>

<<E già...>>

<<È un ciclo continuo, infinito. Le cattiverie ricevute sovente poi si moltiplicano, e si distribuiscono a chiunque capiti a tiro.>>

<<E se moltiplicassimo anche la gentilezza? Almeno potremmo non degradare ulteriormente.

Rifletti: se per ogni azione d'odio ricevuto noi distribuissimo almeno una gentilezza, e se quotidianamente comunque dispensassimo almeno una gentilezza, non credi che noi uomini potremmo eliminare del tutto l'odio?>>

<<Madre natura creandovi ha generato la sua autodistruzione. Gli altri esseri viventi, quelli che voi chiamate in modo dispregiativo bestie, non si sono mai odiate tra di loro. Chi sono in realtà le vere bestie?>>

Continuai con la mia corsa, certamente più confuso di prima. Per la prima volta il mio alter ego non mi era stato d'aiuto. Di ritorno verso casa incontrai un sorriso, e poi un altro, e un altro ancora. Cominciai anche io a sorridere e salutare: <<Buongiorno, salve. Che bel cielo limpido. Ieri sera ha piovuto ha pulito l'aria...>>

E poi, ancora così, il giorno dopo, e dopo ancora.

Dalle finestre s'affacciano genti sorridenti e felici.

E dai portoni s'usciva fischiettando.

Chissà, forse stavo sognando, mi capita spesso quando corro. 

Chissà, forse era tutto vero...

Oppure chissà avrà sempre avuto ragione Esopo:

"Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato."


(Paolo Saviello)




Un fiore non appassisce mai

In me rimane l'essenza
E vividi colori
Il ricordo d'un attimo 
E la sorpresa dell'essere...

Un amore eterno, che non ha paura di morire 
Un dono di vita, anche quando sembra più non esistere...

Un fiore, quando lo incontri
Può fermare il tempo
Sospendere il respiro 
Annullare l'astio, aumentare l'indulgenza
 
Un fiore, quando lo incontri 
Ti spiega la vita

Un fiore, quando lo incontri 
Non appassisce mai

(Paolo Saviello)









La finestra sul mare

E poi ti perdi in quella strada che percorri ogni giorno, attraverso un corpo stanco, martoriato, e la malinconia d'una mente non più lucida.

Sono ancora giovane?

Cosa vuoi che sia, forse è la vita o forse il preludio dell'assenza. Basta un attimo, così anche per gioco; e i pensieri stupidi...
Poi il confine diventa labile, di qua o di là.
Non puoi decidere, o non vuoi decidere?

E perché mai decidere?

Pensi, aspetti, rifletti: cosa sarà mai se poi indietro non si torna? 
Non si riavvolge nulla... ogni istante non è mai come prima.

La stanchezza ossessiona.

E se mi arrendessi? 
Ma poi, cosa significa arrendersi?

Vivere per vivere? O vivere?

Sogno di correre... E poi corro per sognare.

Lì sulla finestra, nel silenzio d'una brezza di terra, a piedi nudi sul davanzale, ho visto nascere un cielo infuocato e il mare, luccicante di piccole meteore, s'agita con i suoi instancabili marosi. 
Poi volgo il mio sguardo e sorrido.