#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni #_LiveOfLife_ - Origini (2:15)


La prima volta accadde per caso. Vide colori tremuli e paesaggi rupestri.
In cielo volavano farfalle e le ali avevano disegni inverosimili, con sfumature cromatiche mai viste prima. Una piccola libellula svolazzava tra densi fumi evaporati dal sole già vivo sull'orizzonte.
Era il 12 agosto e il portale si aprì esattamente per 3 ore 59 minuti e 24 secondi. Ogni anno, in quel giorno, a partire da un'ora ben definita, succedeva sempre la stessa cosa: ovunque fosse veniva proiettato in quella dimensione e il tempo era inesorabile. Allo scadere ritornava indietro,
nel suo presente, come se nulla fosse accaduto.
La sua razionalità morì la prima volta ma acuì la sua curiosità:
"E se potessi controllarlo? Se potessi decidere io dove andare e in che epoca?"
Per farlo, per riuscire a controllare quel misterioso viaggio del suo corpo nello spazio/tempo, doveva capirne l'origine.
Amava leggere e un giorno gli capitò tra le mani uno strano libro, molto corposo e voluminoso, senza titolo e senza autore, ma con una bellissima copertina che gli saltò subito agli occhi. Un paesaggio che aveva già visto una volta e che poteva osservare solo per poco meno di 4 ore.
Il proprietario della libreria disse che erano decenni che non riusciva a vendere quel libro, ma non desisteva; prima o poi sarebbe entrato un sognatore.
"I libri sono l'essenza del nostro essere", diceva, "e possono cambiare il mondo che ci circonda. Possono farci viaggiare in tutti i posti e le epoche che vogliamo". Aveva ragione...
Nel libro c'erano diverse pagine bianche, e alcune di esse avevano delle scritte in una lingua incomprensibile. In modo prevalente erano presenti delle immagini di luoghi espressioni di natura, ma anche di città, edifici e volti di persone.
Sfogliandolo i sui occhi capitarono per caso sull'immagine di un ponte, sotto il quale scorreva un fiume. Suo padre una volta gli disse che il cognome della loro famiglia derivava dal nome di un fiume.
Sotto l'immagine c'era un piccolo appunto:
Inf-XXVII-18
E quella cu’ il Savio bagna il fianco,
così com’ella sie’ tra ’l piano e ’l monte
tra tirannia si vive e stato franco
(Paolo Saviello)

#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni #_LiveOfLife_ - Punto zero (1:15)


Y. si alzò dal letto, confuso. Sentiva delle voci. Era stato in una dormiveglia perenne per tutta la notte. Sapeva di non aver dormito, ma ricordava diversi sogni. Immagini surreali tipiche della fase rem o forse semplici pensieri di un uomo senza sonno?
Aveva ancora mezza vita davanti, e mezza già vissuta con piccole soddisfazioni e altrettante delusioni. Era solo un semplice essere vivente...
Quella notte aveva visto il suo futuro, compreso la sua morte.
Un futuro certamente immaginato dalle elaborazioni random del suo cervello.
Era molto provato, e quella storia lo aveva distrutto.
Distrutto le sue certezze e minato i suoi sogni felici.
Ma era certo di essere felice? Perché "vedeva" un futuro diverso da quello immaginato da adolescente? Chi era quella variabile entrata in silenzio nella sua vita? Chi era X.?
Desiderava rinascere, e per farlo era necessario azzerare tutto. Staccare contatti e mondo virtuale. Così fece.
Rimase solo un piccolo tunnel di collegamento, una piccola luce tra la sua futura rinascita e tutto quello che era stato, compreso la sua incognita.
Fu così. Cominciò a scrivere del suo vissuto e del suo immaginato futuro.
Lo fece correndo e ascoltando musica. Le sue più grandi passioni.
Poi avrebbe deciso se e come rinascere...
(Paolo Saviello)

#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Inutili memorie

#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Inutili memorie
...quote verum est...
<<Ciao frà, hai sentito quanti morti?>>
<<E già...>>
<<E il tempo? A dir poco folle partire così. La promessa era maggio, ma con queste condizioni; impossibile secondo me. Troppo pericoloso.>>
<<Mi fai ridere frà. Un po' di pioggia e qualche onda li ritieni pericolosi? Ma ti sei voltato indietro? Hai visto anche tu no? Insomma... io vado con gli altri. Voglio vivere! E per farlo sono disposto anche a morire.>>
<<Ma ti senti? Riesci a renderti conto di quello che dici?>>
<<Si frà. Meglio morire che vivere... o meglio, non vivere... così... Ma che vita è frà?>>
<<Ho paura frà... ho freddo, è tutto buio. Non regge...>>
<<Siamo in ballo frà. Ridi! Dobbiamo ridere, dobbiamo essere felici. Andremo in un nuovo mondo frà! La notte, finalmente dormiremo, senza incubi frà, senza paure frà.>>
<<Io con il primo lavoro voglio comprarmi un libro. Si, un libro. Un libro di poesie frà. E poi musica frà. Voglio imparare. Voglio suonare le melodie che ho in testa frà.>>
<<E io le ascolterò frà. Ora però dormi... Ci siamo frà, è fatta frà. Le vedi le luci lì sull'orizzonte?>>
<Ho sete... Dammi un po' d'acqua frà.>>
<<È finita frà...>>
<<No, ti sbagli, guarda com'è limpida.>>
<<No frà. È finita... questa non è l'acqua delle montagne. Questo è il mare. Se bevi muori frà.>>
<<Io sono già morto frà...>>
<<Frà... frà! Fra...>>.
Ho seppellito mio fratello, un mio fratello, sotto la sabbia. Tra carcasse di pneumatici e mobili rotti. Porto con me il suo portafortuna. Un piccolo carboncino di legno, fatto con un legno pregiato, durissimo. Tipico delle foreste vergini e finemente intarsiato.
<<Con questo puoi scrivere ovunque frà>>, così mi diceva Said. Conservava le sue memorie in un taccuino, io le chiamavo inutili.
<<È inutile, non scrivere, quando saremo lì, nel nuovo mondo, non ricorderai nulla Said e sarà tutto bellissimo.>> Così dicevo, così ridevo.
Said voleva raccontare il mondo, e per lui il mondo era tutto quello che c'è dopo il mare. Lo stesso mare che ha posto fine alle sue sofferenze. L'acqua benedetta, così la chiamava, lo ha ucciso.
O forse no...
La sua vera morte è avvenuta quando sono morto anche io.
Quando ho sentito quella donna. Quando ho capito che per me non c'era posto.
È successo in piazza tra la gente...
Io ero in disparte ma sentivo. Si raccontava del maltempo. Della grandine, del vento. Di quei due morti in riva al fiume. Due pescatori che si erano riparati sotto un albero. Poi caduto sui loro corpi, schiacciandoli.
cit. <<"Si, vabbè, ma erano stranieri...">>
Questo ho sentito. Poi ho vomitato. Quella donna era una madre, e le madri piangono quando muore un figlio!
Le madri di quei due poveri cristi erano parte della comunità. Ora non più.
Stupida e anacronistica follia. Qui l'ignoranza non c'entra.
Ho sempre pensato di abitare nel mondo. Ho sempre pensato di essere stato fortunato a nascere uomo e non bestia. Anche se bestia lo sono stato per un po', prima del viaggio. Ero costretto a scappare, a nascondermi, se volevo vivere. Nel vero mondo delle bestie succede così. La legge del più forte. Ma gli uomini?
Io non volevo più essere bestia, ma bestie ho trovato.
Chissà cosa avrebbe scritto Said, che di mestiere voleva fare il giornalista, che amava la letteratura, adorava gli uomini e rispettava le bestie; anche quelle umane...
Io ho avuto coraggio e sono scappato. Di nuovo. Dalle bestie.
Le bestie più feroci sono quelle che non mordono.
Sono trascorsi molti anni, il mondo l'ho conosciuto per davvero. Ho avuto questa fortuna. E gli uomini li ho trovati. Esistono. Sono poche le bestie travestite da uomini. Sono poche per fortuna.
Said, fratello, conservo ancora il tuo carboncino. Non l'ho mai usato, per non consumarlo.
Ma ora devo. Lo devo ad un sognatore:
<<Avevi ragione tu... il mondo è dopo l'oceano. Aldilà del "mare nero". Ti sei sbagliato solo nella direzione. Bisognava andare dove non ci sono le città, città belle solo quando si specchiano nella luna.
Bisognava andare in posti dove gli uomini sono veramente Uomini. E le bestie, solo bestie...
Posti dove le memorie non sono mai inutili perché servono per ricordarsi del passato, per ricordarsi che anche l'utopia di un uomo può diventare una solidale realtà>>.
(Paolo Saviello)

#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Lettera di uno sconosciuto


#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Lettera di uno sconosciuto
Traduzione testuale di una lettera trovata per caso in un vecchio libro.
"Luglio '19, un posto nel mondo.
Ciao X., userò solo questa lettera, simbolo matematico dell'incognita, per ricordarmi di te in futuro e per evitare di ingannare me stesso con il ricordo del tuo vero nome. Non ti ho mai conosciuta veramente, non so bene chi sei, e non
ti ho mai dichiarato il mio vero amore. Una passione certamente adolescenziale e dolce come il miele, ma dopo aver passato una certa età, diventa amara come la
paura e sublime come il tramonto del sole in mezzo all'oceano. L'ho visto sai? L'ho visto quando sono venuto in Italia a difendere la libertà.
A te non è mai capitato X.? È il motore che ci tiene in vita.
Ora, X., cara sconosciuta, questa lettera è solo per comunicarti il mio addio.
Non t'ho mai amato veramente, e non ho mai pensato di tradire mia moglie e i miei figli, vivendo esperienze parallele...
Sono sempre stato troppo onesto, soprattutto con me stesso.
Nello stesso tempo però non ho voluto nascondere nulla. Tutto quello che avevo dentro l'ho scritto, senza inibizioni. E te ne ho reso partecipe. Se ho peccato, pagherò per questo.
Può sembrarti strano, ma così facendo, rendendo pubblici i miei sentimenti per te, ho salvato me stesso. Come avrei potuto continuare la mia vita con il dubbio?
Fra un po' saranno due anni da quando ho capito quanto importante eri per me, di cui uno passato in trincea, tra pallottole e corpi squarciati dalle baionette.
Questa volta non ti ringrazio. Non chiudo questa lettera con l'illusione che tu mi abbia rispettato. Che tu abbia rispettato la mia indecisione. Ci sono arrivato da solo. Era l'unico modo che avevo per sciogliere questo nodo gordiano e dirti addio, per sempre questa volta.
Ti ho sempre scritto che in un'altra vita ti avrei cercato per farti la corte. Ebbene mi sbagliavo. Non ho mai creduto in un'altra vita, e seppur potessi veramente rinascere rifarei esattamente le stesse cose."
La lettera era illeggibile nella parte finale, e stracciata in un punto dove si potevano leggere solo due lettere:
ps.
(Paolo Saviello)