L'isola che non c'è (?)

"Sai, quando corri da solo o vai in bici e poi torni, hai una luce diversa negli occhi. Sembri più felice."

"Ti vuoi sbarazzare di me?"

"No... stupido... Ti ho visto stamattina, eravamo insieme, poi dopo la lunga salita, quando sei ritornato facendo lo scemo come il solito in discesa, anche la fronte era liscia, senza rughe; così come l'altro giorno in bici. Devi smetterla di preoccuparti per me. Sono due anni... Io non me ne andrò prima del tempo. Devi pensare di più a te stesso."

"Forse hai ragione, ma è una mia scelta consapevole. Adesso, più di prima, sei tu il mio tempo. Sei tu me stesso..."

"Così però non otterrai mai certi risultati sportivi."

"Credi che sia davvero così importante? I risultati son solo numeri... Per me quel che conta davvero in una prestazione sportiva, è come ci si sente dopo. Dolcezza, come fai a non capirlo? Oggi, in questo tempo, siamo Noi i risultati. Qualunque siano i numeri, la cosa più importante in questo mondo di guerre è che dopo aver corso insieme, quando ti guardo negli occhi, io vedo sorrisi. 

Il mio risultato è la nostra felicità. 

Ora chiudi gli occhi, baciami... Fuggiamo insieme, via da questo mondo, da soli, verso l'isola che non c'è. Lo vedi il mare?"




Diario d'un Uomo disarmato

(Maledette guerre)

Volevo parlar d'amore, non di guerre.

Mi persi in meandri di luci infuocate e sibili di morte.

Chiusi gli occhi...

Ero tra le onde, e l'oceano in tempesta bucava le nuvole sull'orizzonte penetrando nei coni di luce. Galleggiavo, orizzontale, come un tronco d'albero, una tenue palma, in attesa d'una risacca o d'un porto dove poter riposare, seccare al sole e morire, in quiete, lentamente, senza inutili e continue sofferenze. Senza capovolgimenti, senza sbattimenti.

I rumori assordanti erano sopiti solo dal mio sciabordio, quando la testa s'immergeva nell'acqua gelida allagando i timpani. Unico sollievo, il silenzio.

Tutti i miei sensi raccontavano bugie, bastava chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e non toccarsi le ferite... Non cercare le gambe, distrutte dalle mine antiuomo. Avrei forse dovuto smettere di respirare, ma non volevo morire, così senza vedere il mare. L'odore acre della morte giunta dal cielo, dei missili, e di tutto quel che brucia, penetrava il mio corpo. L'aria era nera. Ed io non potevo fare nulla, era la guerra: "Se respiro muoio, se non respiro muoio. E se respiro nelle acque del mio dolce mare sognato... Muoio." 

Non posso più galleggiare. Non riesco. Il peso del mondo mi schiaccia.

Nella vita muoio, nei sogni muoio, nelle illusioni muoio. 

Perché sono nato? 

Perché sono vivo?

Perché? 

Perché muoio?

Perché non posso esistere?