Epilogo d'una difficile estate 

Ci sono giorni dove la solitudine è l'unica arma di difesa che ho. Sento d'aver bisogno di silenzi e quiete, pace e tranquillità. Ho bisogno di rielaborare i miei pensieri. Come a voler mettere un punto fermo, fissare un attimo di vita, per poi meglio viverla questa vita.

Ho bisogno di sentir soavi note musicali, archi perlopiù ma anche dolci note di pianoforte; possibilmente in tonalità minori con pause sovrastanti la musica. Mi fanno riflettere oltremodo e s'accresce così la mia voglia di continuare... Ne ho assoluto bisogno.

Sento d'essere come una batteria esausta, un mozzicone di fuoco reso cenere che aveva ancora voglia di riscaldare, un bicchiere di dolce assenzio dove l'ultima goccia fatica a scivolar giù; poi rimane solo il vuoto e l'esigenza di lavare il bicchiere...

Devo ricaricare la mia vita e riavvolgere i momenti. Esaminare il trascorso e svuotare la soffitta della mente dai pensieri inutili. Riprendere la mia libertà di vivere perché lì in alto nel cielo, la fantasia si disperde tra le nuvole: aspetto sempre che piova. 

Poi cammino, non importa dove e quando, così ogni problema ha una soluzione, anche se a volte basta non crearlo. L'amore forse è chimica, forse no, di certo è il motore della felicità, e la vita, in fondo, non è molto più semplice di quella che ci viene proposta? Lo scrivo, così cerco di non dimenticarlo più.

Siamo tutti contadini delle nostre emozioni.

Paolo Saviello 








Il paradiso, chissà...

Sai, a volte faccio finta di dormire, rimango rannicchiato da un lato, così, nella posizione più naturale che ogni essere umano sperimenta ancor prima di nascere.

Aspetto...

Aspetto che tu, silenziosa e leggera, poggi il mento alla base del mio collo e teneramente m'abbracci. Con la mano sul petto ti rassicuri del mio lento vivere e avvolgi il tuo corpo nella mia stessa posizione.

Assoluto silenzio.

Ascolto il tuo respiro e cerco di sincronizzare il mio fiato con il tuo. Non sempre ci riesco ma quando accade, oh... quando questa magia si realizza, i nostri corpi si fondono in un unico essere sovrumano, con due cuori, due teste ma un'anima sola. Non conta più il tempo, siamo un solo respiro, l'estasi è suprema e i battiti cardiaci si sincronizzano, per un attimo aumentano.

Quiete assoluta.

Rimango così finché non sento il tuo sonno. È così che mi preparo per la notte, e così che poi riuscirò ad assaporare il giorno.
Ora il mio corpo riposa, i pensieri si dissolvono e le immagini diventano come ombre nella nebbia.

Forse dormirò, forse sognerò, forse non avrò incubi: non importa. Questo è il momento in cui ho la certezza d'esser felice.
Chissà, sarà questo il paradiso?

Paolo Saviello




#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Il Sogno, e poi nulla più...

Erano trascorsi quasi otto anni dall'ultima volta che l'aveva vista, e almeno sei che non aveva più notizie di lei; non le cercava.

Non sapeva nulla della sua presenza lì quel giorno, non sapeva che anche lei avrebbe partecipato a quella particolare competizione sportiva: staffette di corsa 24x1 ora su di una pista di atletica. Erano più di mille atleti. Non era distratto, non era in attesa, correva mano nella mano con la sua compagna di vita da tutta la vita. La riconobbe subito però. 

Il tempo non sempre riesce a cambiare tutto. Il tempo non sempre guarisce le ferite. Il tempo non cambia la luce negli occhi. 

La sua dolce metà capì e andò via, senza nessuna parola, solo un doloroso cenno d'assenso. Per lei Ulisse non dovrebbe mai essere legato all'albero maestro.

Si avvicinò in modo istintivo, non voluto, non cercato, come trascinato da una forza oscura. Era notte inoltrata. Faceva ancora molto caldo. Tutti correvano.

"Ciao Anna", sussurrò.

Lei emise un "Ciao..." che aleggiava tra lo stupore e il fastidio.

"Come stai?"

La risposta fu muta, silenziosa, ma lo sguardo penetrante, pieno di disprezzo, non diede possibilità a fraintendimenti. Con orgoglio le disse che era diventato nonno, con preoccupazione e occhi umidi le parlò degli ultimi due anni di cure oncologiche della sua compagna, delle metastasi, dei ritorni. Non capì mai perché lo fece, non era mai stata sua amica, sapeva poco di lei, non erano mai stati insieme, non si erano mai amati...

Ma con dignità le disse: "Scusami per tutto". Fu un monologo. Non riusci a tenere lo sguardo sui suoi occhi, la salutò e scappò via, in silenzio, a testa bassa. Svuotato di tutto. Non credeva avrebbe avuto quell'effetto, ma finalmente era riuscito a fare ciò che avrebbe dovuto, se avesse avuto più coraggio, già tanti anni prima: chiedere scusa. Scusa per non aver agito, scusa per i fraintendimenti, scusa per un'altra vita, scusa per non averla potuto amare e scusa per essersi fatto odiare...

Riprese il suo cammino, la corsa nella sua corsia. Al giro successivo sentì una voce alle spalle, inconfondibile per lui perché entrava quasi violenta nel suo corpo, pronunciare una parola mai scontata. Il tono era sincero e benevolo: "Grazie..."

Non si voltò, non ebbe il coraggio, alzò la mano per salutarla, per farle capire che aveva sentito. Un brivido di felicità attraversò il suo corpo esausto per le tante ore di corsa, e gli diede nuova linfa.

Nelle sua mente passarono velocemente, come in un film visto al contrario ma a velocità decuplicata, tutte le immagini, i suoni, le sensazioni, gli scritti, le passioni, le amarezze, i dolori e le gioie vissute da quando l'aveva vista, per la prima volta, sul lago dorato, dieci anni prima. Si chiese se l'avesse mai amata davvero, si chiese perché non l'aveva più cercata, si chiese perché fece di tutto per farsi odiare... Le risposte erano già nel Sogno della sua realtà, nel vivere con la sua dolce metà.

"Il cerchio si è chiuso", pensò. Le lacrime si persero senza singhiozzi perché piene di gioia.

《Fa male?》

《No, non più. Però la vita è strana. Per salvarti la vita pensi a un'altra vita, e lo stesso pensiero può ucciderti, e ucciderne altre di vite... Questo si che fa molto male.》

《Oppure farla nascere una vita... seppur solo con il pensiero, per poi salvarla una vita... Voi umani... Sempre sorprendenti.》

《Non sei vivo... non sei reale...》

《Ne sei certo? E se il vostro vivere quotidiano fosse un'illusione? E la realtà fosse invece il pensiero della vita che vorreste? Voi umani vivete di passaggio, di facciata per il bene comune, sempre in attesa della realizzazione dei sogni. Non è per questo che mi hai creato? Non è anche per questo che continui a vivere? Potreste voi vivere senza sogni? Senza l'illusione di un'altra realtà? Non sono forse i sogni, i pensieri, le illusioni e le aspettative il vero carburante della vita reale? Pensaci.》

《Ho dovuto sognare per meglio capire la realtà... I miei sogni sono le realtà che vivo ogni giorno, e sono vivo perché al mio fianco ho la realtà deI mio unico Sogno...》

《La tua dolce metà...》

Y.

cit.

"I sogni non mentono mai [...]"

Carl Gustav Jung 

"E se tutti fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?"

Fernando Pessoa

(Paolo Saviello)

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Per sempre, e per te, Maria

La vedi la strada? 
È segnata, porta al mondo, t'aspetta. 
Và, il sogno è adesso, è l'ora.
Oggi è già futuro.

Và, corri, leggera.
Vedrai colori e suoni e luci.
Sentirai profumi e nuove speranze.
Vedrai vita.

La strada t'aspetta, non indugiare, và.
Io sarò sempre qui, t'aspetto.

Corri, fra le nuvole, sopra le nuvole.
In silenzio t'osservo.
Non fermarti, sogna l'infinito, t'aspetto.

Per sempre, e per te.

(Paolo Saviello)



Il silenzio del mattino

Appena sveglio osservo dalla mia finestra un cielo limpido e pulito. Qualche stella brulica ancora di piccoli riverberi creando un contrasto visivo tra colori inverosimili, nascenti sull'orizzonte, e il buio assoluto che ancora esiste verso ovest. Qui, nel mezzo, guardando l'intera volta celeste, comincia la danza delle nuance.

Un sottile piatto di luce fa capolino dalle cime mentre un delicato fruscio di vento avvolge il mio corpo. Sento i brividi. La sensazione di freschezza parte dai piedi poggiati su mattonelle ancora calde, d'una torrida notte, e salendo lungo la schiena arriva alle tempie. 
Sono pochi minuti, ma necessari per vivere.

Respiro. Respiro, respiro... ancora...

Con gli occhi chiusi sento il silenzio rompersi dai gentili cinguettii dei passerotti in sinfonia con i merli e le tortore.
I polmoni assorbono aria pulita lavando i cupi pensieri tipici delle notti insonni e il sole, sempre più giallo e maestoso, sovrasta il mondo e impone la sua presenza.

Finché posso, lì nel silenzio del mattino, osservo la sua luce, dapprima candida, poi infuocata. È giorno, ho svuotato la mente, sono pronto per vivere, pronto per le domande.

Chiudo la finestra. Entro nel mondo e mi tuffo nella mischia. La città non indugia.
Nella mente il solito enigma: riuscirò ad aspettare senza troppe ansie il silenzio del mattino?

(Paolo Saviello)







La gentilezza 

Correvo verso il sorgere del sole e le prime luci dell'alba gettavano una linea di vernice chiara sullo sfondo d'un cielo ancora stellato. Il vento freddo, accentuato dalla mia andatura, fischiava nelle orecchie e penetrava nel collo scoperto spingendosi fino dietro la schiena. Il piacevole brivido che mi assaliva si contrapponeva al dolce silenzio delle strade deserte tipiche d'un giorno festivo. La città dormiva, io no. Tutta la notte con lo stesso pensiero: "Perché non provarci? Eppure qualcuno dovrà pur cominciare".

<<È già cominciato, e lotta da sempre con l'odio che ognuno di voi alimenta quotidianamente. Voi umani non siete capaci di vivere senza. Vi odiate, vi ingiuriate, vi uccidete.>>

<<E già...>>

<<È un ciclo continuo, infinito. Le cattiverie ricevute sovente poi si moltiplicano, e si distribuiscono a chiunque capiti a tiro.>>

<<E se moltiplicassimo anche la gentilezza? Almeno potremmo non degradare ulteriormente.

Rifletti: se per ogni azione d'odio ricevuto noi distribuissimo almeno una gentilezza, e se quotidianamente comunque dispensassimo almeno una gentilezza, non credi che noi uomini potremmo eliminare del tutto l'odio?>>

<<Madre natura creandovi ha generato la sua autodistruzione. Gli altri esseri viventi, quelli che voi chiamate in modo dispregiativo bestie, non si sono mai odiate tra di loro. Chi sono in realtà le vere bestie?>>

Continuai con la mia corsa, certamente più confuso di prima. Per la prima volta il mio alter ego non mi era stato d'aiuto. Di ritorno verso casa incontrai un sorriso, e poi un altro, e un altro ancora. Cominciai anche io a sorridere e salutare: <<Buongiorno, salve. Che bel cielo limpido. Ieri sera ha piovuto ha pulito l'aria...>>

E poi, ancora così, il giorno dopo, e dopo ancora.

Dalle finestre s'affacciano genti sorridenti e felici.

E dai portoni s'usciva fischiettando.

Chissà, forse stavo sognando, mi capita spesso quando corro. 

Chissà, forse era tutto vero...

Oppure chissà avrà sempre avuto ragione Esopo:

"Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato."


(Paolo Saviello)




Un fiore non appassisce mai

In me rimane l'essenza
E vividi colori
Il ricordo d'un attimo 
E la sorpresa dell'essere...

Un amore eterno, che non ha paura di morire 
Un dono di vita, anche quando sembra più non esistere...

Un fiore, quando lo incontri
Può fermare il tempo
Sospendere il respiro 
Annullare l'astio, aumentare l'indulgenza
 
Un fiore, quando lo incontri 
Ti spiega la vita

Un fiore, quando lo incontri 
Non appassisce mai

(Paolo Saviello)









La finestra sul mare

E poi ti perdi in quella strada che percorri ogni giorno, attraverso un corpo stanco, martoriato, e la malinconia d'una mente non più lucida.

Sono ancora giovane?

Cosa vuoi che sia, forse è la vita o forse il preludio dell'assenza. Basta un attimo, così anche per gioco; e i pensieri stupidi...
Poi il confine diventa labile, di qua o di là.
Non puoi decidere, o non vuoi decidere?

E perché mai decidere?

Pensi, aspetti, rifletti: cosa sarà mai se poi indietro non si torna? 
Non si riavvolge nulla... ogni istante non è mai come prima.

La stanchezza ossessiona.

E se mi arrendessi? 
Ma poi, cosa significa arrendersi?

Vivere per vivere? O vivere?

Sogno di correre... E poi corro per sognare.

Lì sulla finestra, nel silenzio d'una brezza di terra, a piedi nudi sul davanzale, ho visto nascere un cielo infuocato e il mare, luccicante di piccole meteore, s'agita con i suoi instancabili marosi. 
Poi volgo il mio sguardo e sorrido.






L'isola che non c'è (?)

"Sai, quando corri da solo o vai in bici e poi torni, hai una luce diversa negli occhi. Sembri più felice."

"Ti vuoi sbarazzare di me?"

"No... stupido... Ti ho visto stamattina, eravamo insieme, poi dopo la lunga salita, quando sei ritornato facendo lo scemo come il solito in discesa, anche la fronte era liscia, senza rughe; così come l'altro giorno in bici. Devi smetterla di preoccuparti per me. Sono due anni... Io non me ne andrò prima del tempo. Devi pensare di più a te stesso."

"Forse hai ragione, ma è una mia scelta consapevole. Adesso, più di prima, sei tu il mio tempo. Sei tu me stesso..."

"Così però non otterrai mai certi risultati sportivi."

"Credi che sia davvero così importante? I risultati son solo numeri... Per me quel che conta davvero in una prestazione sportiva, è come ci si sente dopo. Dolcezza, come fai a non capirlo? Oggi, in questo tempo, siamo Noi i risultati. Qualunque siano i numeri, la cosa più importante in questo mondo di guerre è che dopo aver corso insieme, quando ti guardo negli occhi, io vedo sorrisi. 

Il mio risultato è la nostra felicità. 

Ora chiudi gli occhi, baciami... Fuggiamo insieme, via da questo mondo, da soli, verso l'isola che non c'è. Lo vedi il mare?"




Diario d'un Uomo disarmato

(Maledette guerre)

Volevo parlar d'amore, non di guerre.

Mi persi in meandri di luci infuocate e sibili di morte.

Chiusi gli occhi...

Ero tra le onde, e l'oceano in tempesta bucava le nuvole sull'orizzonte penetrando nei coni di luce. Galleggiavo, orizzontale, come un tronco d'albero, una tenue palma, in attesa d'una risacca o d'un porto dove poter riposare, seccare al sole e morire, in quiete, lentamente, senza inutili e continue sofferenze. Senza capovolgimenti, senza sbattimenti.

I rumori assordanti erano sopiti solo dal mio sciabordio, quando la testa s'immergeva nell'acqua gelida allagando i timpani. Unico sollievo, il silenzio.

Tutti i miei sensi raccontavano bugie, bastava chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e non toccarsi le ferite... Non cercare le gambe, distrutte dalle mine antiuomo. Avrei forse dovuto smettere di respirare, ma non volevo morire, così senza vedere il mare. L'odore acre della morte giunta dal cielo, dei missili, e di tutto quel che brucia, penetrava il mio corpo. L'aria era nera. Ed io non potevo fare nulla, era la guerra: "Se respiro muoio, se non respiro muoio. E se respiro nelle acque del mio dolce mare sognato... Muoio." 

Non posso più galleggiare. Non riesco. Il peso del mondo mi schiaccia.

Nella vita muoio, nei sogni muoio, nelle illusioni muoio. 

Perché sono nato? 

Perché sono vivo?

Perché? 

Perché muoio?

Perché non posso esistere? 





Il teorema di carnevale 

Se cerco la felicità? Certo, come non potrei? Il punto è che a volte ho paura d'esser felice... ne sono spaventato. Può sembrar strano, eppure la sensazione di quiete e pace, in armonia con la natura, che percepisco quando assaporo la felicità, genera in me un senso di sgomento.
Forse perché già so che durerà un attimo, sempre per poco tempo, e poi non son certo che ritorni.

Aspetto...

Con il passar degli anni e l'acquisizione di maggior conoscenza del mondo che mi circonda, più in particolare gli uomini (sic), la sensazione di felicità diventa sempre più rara.

Ho sempre pensato altresì che la condivisione del proprio stato d'animo sia alla base della sensazione di felicità. E di questo ne ho un'eccelsa convinzione.
Se non condivido, tutto sembra inutile.
Ultimamente però sto zitto. Ovviamente non per spocchia, semplicemente per quella stupida paura...

E già. Perché poi quando condivido, e succede sempre, la felicità termina subito e rimane solo un tenue e breve sapore. Ma se non condivido non sembro felice... O meglio non sento di esserlo. 

Per esempio: Oggi sono felice? Sto condividendo una felicità?
Troppe domande riducono sempre la possibilità d'esser felice, così come alcune risposte.
Sarà meglio non farsi domande o molto più semplicemente non cercar risposte?
Forse è questo che impedisce o limita la felicità?
Sarà mai lapalissiano per me tutto ciò?
Bah... non so... chissà... forse ho già incontrato la felicità... Oppure no?

Bho... Io condivido.




Quale amore potrà mai durar cotanto tempo? 

Pensai di rivolgere a me tal domanda, poc'anni or sono, al culmine d'una mai sopita delizia.

Non vi fu risposta, nemmai domanda...

Ma il tempo, seppur contasse, eppur annoverato, sol per noi fatuo e desueto, nulla a divenir sarebbe.

(Paolo Saviello)










Essere

Avevo poggiato la guancia sul suo petto, il freddo pervadeva interamente il mio corpo causandone tremori e balbettii.

Le nostre gambe intrecciate si strofinavano per aumentare la sensazione di calore e le mani congiunte erano diventate una sola cosa. Il tempo era scandito solo dal battere del suo cuore.

Avevo una sensazione di benessere assoluto. Lei era viva. Lo sentivo. Lo percepivo. Non sarebbe durato poco. Non avrei smesso di sentire quel ticchettio e non avrei avuto il solito sussulto scoprendo che non respirava più.

Ero sveglio, ne ero certo. Il solito incubo, quello che vivo da alcuni anni, ripetutamente quasi ogni notte, era svanito.

Forse ero finalmente felice, o forse avevo solo smesso d'aver paura.

Forse l'alieno si sarebbe ritirato.

In fondo al tunnel un tenue Sole cominciava il suo essere.

Rimanemmo così, a lungo, nel silenzio del primo mattino, e poi... e poi... 

Ci baciammo, come prima, come non mai, e ancora, e Noi... e poi... e poi...

Lotta, dolcezza, lotta, ce la faremo, insieme ❤️.




Il canto del cigno muto

Erano domande difficili, senza risposte, senza certezze.

Il 'Noi' assetato di verità... E di paure.

Spiagge, con definiti confini, carezzate da un tenero libeccio e luce suadente, ascoltavano i nostri inutili perché.

Guardammo verso l'immaginario infinito, consci del suo limite inesplicabile.

Non udimmo il canto del cigno...

Lui era lì, muto, e così ci parlò dei suoi silenzi.

Sorridemmo.

Forse è nella silenziosa quiete dei cigni che esistono le verità.

O forse sono le risposte più accurate che non hanno bisogno di domande...










#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yappunti - Inquietudini

Camminavo lungo l'argine d'un fiume, assorto nei pensieri. Ogni tanto, con tono sommesso, senza neanche accorgermene, sentivo una voce che commentava le mie stesse domande.

Eppure ero solo...

Poi tra il fragore delle acque e il fruscio delle foglie al vento, mi sono perso. Non come potrebbe smarrirsi uno straniero in una grande città. Io non sapevo più chi ero, dove ero, dove andavo, cosa cercavo... e non ero uno straniero.

Una vertigine, una disattenzione forse causata dalla paura; avevo freddo tra le acque in tumulto, e il rombo della cascata sempre più vicino: "Forse saper nuotare aiuta, forse devo cambiare direzione, o forse no... E se poi casco?". 

Eppure partivo da un piccolo ruscello...

Y.

cit.
"panta rhei"
Eraclito

(Paolo Saviello)

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Tutte le notti dormo

Lentamente sfioro la sua chioma, tutte le notti.

Come velluto tra le dita i suoi capelli d'argento diventano delicate onde.

Le mie paure svaniscono, il suo respiro rallenta.

Nella dormiveglia anche le sue paure si dissolvono, mentre sento una carezza nell'anima.

Me ne accorgo perché il mio battito accelera, il suo rallenta. Ora dorme, supina, placida. Questa è la mia estasi. 

La testa ora è sul suo petto, giù, su... percepisco il supremo. Comincia così la mia notte. Forse sognerò, forse no. Forse allenteró anche le maglie dei miei pensieri. Penso alla felicità del nostro mattino, al sorriso degli occhi appena aperti. Penso che forse non ho bisogno di sognare. 

Dormo.





La realtà d'un sogno

Cammino per le strade della mia città, sento odor di pane appena sfornato. È ancora un po' buio, si intravede un piccolo lume sull'orizzonte e il mio cane scodinzola felice perché ha annusato i prati color rugiada. Un monumento ai caduti di tutte le guerre e tutte le fedi fa capolino tra gli alti pini: la memoria degli orrori necessità sempre di una buona visibilità.

Silenzi...

Chiudo gli occhi e sento odor di salsedine, onde lunghe e sabbia sui piedi. Sull'orizzonte, a perdita d'occhio, nuvole d'inverosimili colori creano strane figure che evocano mitologici animali. È vento di burrasca e l'accozzaglia crea musica soave.

Anche la mia memoria di felicità ha bisogno d'essere rinfrescata. Ogni tanto. Non oggi perché piove tra i campi arati e le balle di fieno. L'odore di concime biologico è nauseabondo, ma serve al terreno.

Rientro a casa frettolosamente fradicio e infangato oltre misura, cane compreso... 

Incrocio gli occhi della mia vita che mi guardano sorridenti e vivi. Anche io rido.

Silenzio... inizia un nuovo giorno... siamo vivi, soprattutto dentro, è bello assaporare la felicità.





T'aspetto...

Sporco alieno, subdolo e infame, che ne sai della serenità? 

Sei come una sportellata che viene data all'entropia generata da un dolce momento di felicità. 

Ti senti forte?

Vivi per uccidere, perché lei? Perché non me? 

Io sono più forte.

T'aspetto, non prima d'averla guarita, non prima d'aver ballato, non prima d'averti annullato.

Sono io il più forte.

Piango sempre per gioia, mai per dolore, tranne adesso... Ma non posso.

Devo esser forte.

La paura cerca sempre coraggio, ma oggi ho solo il mio stupido orgoglio, e il rigurgito delle lagrime.

Fuori rido, è nelle viscere che piango.

Sono forte...

Alieno, sono in ascolto, corro ma t'aspetto...





Polvere...

Mi ero perso tra le corsie

D'un anonimo centro commerciale

Certo di voler comprare del whisky

Alla fine ho comprato 4 litri di latte

Bianco, candido

Come le pagine del mio taccuino...

Ora son qui 

Fermo al punto di raccolta 

Dove tutti si recano in caso di calamità

Dove sei? 

Non riesco a vederti, c'è polvere...

Piove

Strano, è inchiostro

Forse pulirà tutto, o forse no

Ho versato tutte le mie bottiglie di whisky

nel lavandino




Palpiti

Era un sorriso senza tempo

Quel giorno d'un attimo 

E il nostro tenero sì 

Eppure...

Palpiti, palpiti

Tremavan le mani

A noi

Che da sempre

Eravamo già 

amanti






Riempi l'occhi

e meraviglie

oltre gli intrepidi fratelli

volgi lo sguardo

e l'orizzonte... cobalto

e le colonne d'Ercole

tumulti d'infinito

amor mio, sogna





Per te Rocco

Incontrarci è stato per caso, viverci una scelta, dolce e tenero compagno d'avventure.
Chiamarti Amico è riduttivo, io e te per sempre, senza misure.

Oggi son sette per te, stesso giorno per me, mezzo secolo tra noi.
Il nome che ti han dato, il destino, io lo ebbi quando nacqui, tu prima di morire... come gli eroi.

Ricordo il primo sguardo, un istante di silenzi, ci siam scelti, altro che amici.
Già dal primo mattino, lì sul divano, una carezza o un sorriso è quanto basta per esser felici.

È già, forse comprendi ben meglio di me il valore dei piccoli gesti. Tu doni, io ricevo. E lo ricevo dai tuoi occhi luminosi, dalla tua coda d'elica, dalle orecchie pendule e dai tuoi mugugni d'estasi non appena le mie mani, partendo dalla punta del tuo naso, lentamente, accarezzano il pelo tuo vellutato fino sopra la parte finale del dorso, lì dove comincia lo scodinzolare.
E poi il nostro giro, sempre insieme, tra i campi, in libertà, nella realtà dei sogni...
Caro il mio fido, credi che non lo sappia che anche tu sogni? A volte ti veglio, tanto quanto lo fai tu con me, anche se a volte faccio finta di dormire per rubare una tua carezza. Ma questo ovviamente già lo sapevi...

Buon compleanno Rocco.








Tu...

Sei il mio sorriso, il mio cielo, il mio equilibrio, eppur mi chiedo, benché amici, compagni e passionevoli amanti, una sol parola potrà mai contenere quanto ho di te?




 

#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Felicità 

《L'hai completamente dimenticata?》

《Direi proprio di sì, da tanti anni ormai. Perché ritorni? Avevo cancellato anche te dalla mia vita.》

《Evidentemente non ancora... Le notti fuggono via senza riposo. Dialoghiamo. Non ricordi?》

《E già... Prima avevo paura perché rischiavo di perderla, e l'ho fatta soffrire. Ora il pensiero che lei possa soffrire mi uccide, e già so che potrò perderla... Per sempre... Oggi è un anno che non dormo.》
《È un anno che dialoghiamo.》

《Quindi lo sai...》

《E per questo che son qui. Devi smetterla! La vita continua. Devi continuare! Devi vivere.》

《Sarebbe impossibile. Noi siamo una cosa sola. Dovresti saperlo. Per me sarebbe come per lei se dovessi lasciare io per primo questo mondo. Non puoi capire. Sarebbe una inutile sofferenza. Noi siamo in simbiosi. Perennemente connessi. Io so che lei ha già capito i miei pensieri quando vedo che mi osserva mentre cerco di capire i suoi di pensieri. Spesso parliamo nello stesso momento, accavallando le parole, e con le stesse parole. Se fossi credente direi che è un miracolo. Invece è la semplice trasmissione di un segnale elettrico della mente emanato su particolari frequenze, e ascoltabile solo da un'altra mente simile. Succede solo a pochi fortunati. Qualcuno lo chiama sesto senso, i più romantici amore, io l'ho sempre chiamato Noi. Quando hai il Noi, hai tutto. Superi le difficoltà, voli di fantasia, e quando pensi se sei felice, non importa la risposta perché c'è il Noi.》

《Il tuo Noi ha vacillato però. Forse avevi dei dubbi.》

《Era diverso. Noi umani abbiamo il dono dell'imperfezione, ma bruciarsi le dita per capire il dolore non sempre è utile, e io non ho mai spinto il dito verso la fiamma. Il Noi esiste quando lo vivi, non quando lo immagini... E poi si evolve, si migliora, fino alla totale sublimazione. Quella è certamente la Felicità. Ti avvolge ogni momento della giornata, ti dà forza nelle difficoltà, gioisci delle semplicità, fuggi le tentazioni e parli di armonie. Ascoltare una persona felice rende anche felici. Dopo però non puoi più vivere senza. E sai quando lo capisci fino in fondo? Quando hai paura di perdere chi ha generato il Noi. La paura aumenta, ogni giorno di più. A proposito, vorrei fare gli auguri di buon compleanno al maledetto Alieno che ha in corpo.》

《È proprio questo il punto, e hai ragione: voi umani siete imperfetti. Capite la felicità solo dopo aver vissuto la paura. E poi si ricomincia. È questa forse la vostra più grande imperfezione.》

《Ma io non ho superato la paura, forse non la supererò mai più.》

《E forse sarai per sempre felice...》

Y.

cit.
"Chi desidera vedere l'arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia."
Paulo Coelho 

(Paolo Saviello)



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 "Cosa vuoi che sia

Cosa vuoi che sia... si corre per ricordare, dimenticare, ridere e sognare, piangere e cancellare... Per tutto, per quello che è stato e per quello si spera sarà. La pioggia, tanto, lava via tutto... La pioggia nasconde sempre il pianto.
Si corre per amore o solo per passione, e gli amici, quelli veri, puoi conoscerli di notte, quando la stanchezza elimina le maschere e le anime si fondono. Il coraggio supera sempre la paura.
Cosa vuoi che sia... la corsa insegna, la corsa guarisce il dolore con il dolore. La corsa ti spezza le gambe. Con la corsa, impari a camminare..."

La strada della guarigione è lunga, complessa e piena di insidie ma il tuo pianto, il tuo sfogo (dopo tanti mesi) finalmente è arrivato. Si riparte, si ricomincia. Dolcezza, cos'altro possiamo fare se non viverci?

(Paolo Saviello)

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Auguri dolcezza.

Lì nella profondità del buio, proprio dietro di noi, le luci della nostra città, lunghe sull'acqua, accarezzavano la prua delle navi mercantili che lentamente giravano verso il porto. Sullo sfondo, verso nord ovest, la lunga strada che da sempre costeggia il mare, forniva ai nostri occhi un lungo serpente di luci sfavillanti tipiche d'auto in movimento. In alto, nel cielo, la stella polare già segnava la via del nostro futuro...

Il silenzio era armonia, il freddo era armonia. 

La musica dei nostri cuori raggiunse l'apoteosi come dolci suoni di campane a festa quando, sollevandoti con le mie braccia, urlai per la prima volta t'amo.

Qualunque sia il risultato parti, corri nel vento, nella pioggia, tra le genti, e chiudi gli occhi perché il sogno è già la realtà d'averlo vissuto.

(Paolo Saviello)

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#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Il mio tempo

Houston oggi sarebbe il mio compleanno, ma non ho molta voglia di festeggiare. Quel cancro bastardo, l'alieno, come lo chiamo io, è ancora qui. Una presenza invisibile, latente, certamente ingombrante. Riempie le intere giornate con il suo assordante silenzio, e la notte... e già... la notte... gli spettri sussurrano.

È una guerra di nervi, psicologia, estenuante. Il corpo che lo ospita, di giorno a volte cede, di notte dorme solo se gli carezzo i lunghi capelli; un piacere forse più mio che suo. Io non cedo mai, io non dormo mai: io veglio sempre. Veglio su di lei e passo il tempo delle tenebre con dialoghi infiniti, a tratti oscuri, per me sempre sublimi.

《Questo continuo contare comincia ad essere insopportabile. Anni, settimane, ore e persino secondi. Corpo e mente invecchiano comunque. Le stagioni vanno e vengono aldilà dei conteggi. La bellezza di vivere prescinde dai numeri, prescinde dal sapere che ore sono...》

《Capisco, ma è solo lo scorrere del tempo...》

《Perché contare allora? Che differenza fa sapere che oggi è passato un altro anno dopo che sono nato, oppure l'ennesimo giorno? Cosa cambia? Oggi mi attribuiscono 56 anni, io potrei dire 224 stagioni. Se vuoi posso contarli in secondi precisi o addirittura in lune come facevano alcuni popoli nativi americani. Il nostro corpo, fatto di materia, cambia continuamente stato. Non muore mai perché semplicemente si trasforma. Anche quando sopraggiungerà la fine del respiro, anch'esso nient'altro che materia: atomi di carbonio legati ad atomi di ossigeno. Puoi anche chiamarlo vita, per me questo è solo lo scorrere del tempo.》

《È un modo per stare insieme, festeggiare qualcosa.》

《Quanta ipocrisia c'è nel festeggiare queste occasioni? Amico mio, festeggio ogni qualvolta il battito del mio cuore accelera per una banale emozione. Festeggio al caldo insopportabile, al freddo glaciale perché sento il corpo che vibra. Festeggio perché ho dei pensieri, delle aspirazioni, delle trepidazioni. Festeggio quando una lacrima solca il viso senza preavviso. Festeggio perché penso, ragiono. Festeggio se vedo danzare la luna tra le onde del mare, o quando il sole buca le grosse nuvole nere di tempesta, e poi pioggia, vento, fulmini.》

《Forse hai solo paura di invecchiare...》

《No, non ho mai paura finché vivo le mie emozioni, finché condivido ogni istante con le persone che amo. Però sappi che se dovessi aver paura... ordinerò al mio corpo di trasformarsi in semplice concime.》

《Non puoi dir questo, che fine farei io?》

《Tu sei già immortale. Io vivo senza tempo perché ogni istante della mia vita è il mio tempo.》

《Ti conosco da sempre, ma sorridi al mondo come se avessi ancora 18 anni.》

《Incontrai la mia dolce metà. È da allora che sorrido, e non vorrei mai smettere, ma se non ci fosse più lei... È già capitato che la stessi perdendo, e per colpa tua. Ricordi?》

《Certo, e non rinnego assolutamente nulla.》

《Questa volta però sarebbe per sempre. Non avrebbe più senso continuare a vivere.》

《SILENZIO! Andrà tutto per il meglio. Festeggia. TEMPUS FUGIT!》

《Carpe diem...》

《Buon compleanno amico mio, buon miliardesimo del tuo tempo.》

Y.

cit.
"Chi cerca l'infinito non ha che da chiudere gli occhi."
L'insostenibile leggerezza dell'essere
Milan Kundera

(Paolo Saviello)

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 #StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Figlio


Ascoltami...

《Percorro uno spazio vuoto. Lentamente vago tra la finestra e un muro spoglio. Rigiro ripetutamente intorno a me stesso, e sulle mensole vedo solo polvere. È l'unica cosa ancora rimasta in vita nella stanza.
Non sento più il suo respiro. Spesso, soprattutto di notte, entravo in silenzio e osservavo il suo lento andar su e giù del petto (ha sempre dormito supino). Un'abitudine che mi porto dietro da quando era in fasce. Sono sempre stato molto apprensivo. Solo dopo averlo visto sereno riuscivo poi a dormire.
Oggi non sento più nemmeno l'odore, quello familiare, tipico dei posti abitati. Tipico delle persone che ami. Oramai si è dissolto. È tanto tempo che non abita più qui. Sento solo l'odore nauseabondo della polvere.
Di solito è nascosta, attaccata per lo più agli oggetti. Ora è dappertutto: al posto dei libri, degli oggetti personali, sui muri...
Dove c'erano i quadri, i manifesti, le foto, ora c'è solo il grigio del muro impolverato. Adesso risalta maggiormente sui pezzi di bianco, rimasto puro perché sempre coperto da immagini felici.

A volte mi capitano strane sensazioni. Fuori dalla stanza sembro felice. Al suo interno triste. Ma se cammino lentamente intorno a quel nudo giaciglio e osservo tutt'intorno, voltando lo sguardo nella direzione opposta alla rotazione, i due sentimenti pervadono il mio corpo entrando contemporaneamente in esso. E questo mi è sublime. Come potrei mai spiegare questa sensazione?》

《Triste e felice nello stesso tempo. Capisco. Parlaci però. Ora. È l'unica possibilità che hai...》

《Te ne sei andato. Doveva succedere prima o poi. Sei felice? Mi dici che sei felice. Come potrei dubitare? Ti ho guardato negli occhi e ho capito che eri sincero. Anche io sono felice sapendo che tu lo sei. È l'unica vera soddisfazione della mia vita. Però poi sono triste e malinconico. Concedimi questo stupido capriccio, figlio. Concedimi d'esser felice e triste perché è proprio la tristezza della tua mancanza che mi fa capire ancor di più quanto sono felice d'amarti. In quel medesimo istante svanisce anche la malinconia. E già, quell'assurda e inspiegabile malinconia che ti assale proprio quando meno te lo aspetti. Ma che vuoi farci, sono solo un semplice padre. Vivo sperando che tu ogni tanto mi pensi. Questo mi basta, anche se non sento la tua voce, perché io sono sempre in collegamento per percepirne l'essenza. Sappi, figlio, che quando diventi padre diventi anche sensitivo. Capiterà anche a te. Inevitabilmente smetterai di vivere per te stesso e vivrai solo di attimi. È una responsabilità troppo grande per un solo essere. Starai per sempre male e sarai per sempre felice. Io e te siamo due sedie vuote...》

《Amico mio sappi che si è veramente felici solo quando si comprende fino in fondo l'infelicità del proprio essere. Si smette di soffrire, e poi si gioisce per la stessa ragione che ha causato la sofferenza. Pensaci...
Ma te forse questo già lo sapevi.》

Y.

cit.
"I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci."
Hermann Hesse

(Paolo Saviello)

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Essere 'Noi'


Non sempre accade ma a volte, mentre cammino nei miei pensieri e ripercorro quei luoghi, vedo il ricordo di quel giorno sempre lucido. Sembra acciaio appena forgiato, come la lama di un antico Samurai.
I miei pensieri si animano, prendono vita, diventano le abili mani di un maniscalco.
E lavorano, battono la lama. Fuoco, acqua, calde emozioni. Ricordi putroppo resi sterili dalla vita che scorre. Si va sempre avanti, bisogna andare avanti. Nuovi ricordi, nuove emozioni.
Giorni, mesi, anni si depositano nella mente e creano una patina sempre più robusta, a volte una corazza. Forse un fodero per custodire l'integrità dei momenti più belli. Quelli che servono per sopravvivere nei giorni difficili...

Succede che la patina del tempo immediatamente scompare non appena, alla mercé dei miei occhi, osservo un particolare.
Basta un albero, un panorama, o un semplice muro su cui sedersi dopo una lunga passeggiata.

Risposte esili, fragili, a stupide domande.

Eravamo troppo giovani, poco più che adolescenti. Forse però già maturi per essere 'Noi' perché fu sufficiente guardarsi negli occhi, sfiorarsi delicatamente i palmi delle mani.

In certi momenti le parole sono inutili. Non sono mai servite per vivere appieno un'emozione.

E poi ci baciammo. E ci baciammo, delicatamente ci baciammo... e ancor oggi, nel nostro meraviglioso ieri.

《Vedi anche tu amor mio? Quella è la strada: tortuosa, lunga, difficile. Non aver paura perché lì sul cammino, tra la nostra proba diversità e le futili distanze, incontreremo sempre 'Noi'.》

Paolo Saviello





 #StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Il 'Nulla'


《Il nulla è un'illusione. Il nulla non esiste. Sembra paradossale ma senza tutto questo apparente nulla, la vita stessa non potrebbe esistere. Nel 'Nulla' naviga la vita.
Lo stesso 'Nulla' è vita. Il 'Nulla' è tutto.》

《Assurdo, come puoi fare queste affermazioni?》

《Ascolta amico mio. Tutti i corpi celesti navigano, si muovono fra di loro, intorno a se stessi o verso mete ancora sconosciute. Lo spazio vuoto tra un corpo e l'altro è infinito. Sembra il nulla, ma è tutto. Come altrimenti potrebbero questi ammassi di rocce viaggiare, muoversi, senza tutto questo apparente nulla? Se non ci fosse il giusto spazio tra il pianeta Terra e la stella Sole, noi non esisteremmo. Il 'Nulla' è anche quello spazio vuoto che sembra essere il nulla... ma favorisce la vita, e la vita è tutto.
Nella nostra quotidianità viviamo tra le attese.
Ogni singolo evento è attorniato da un semplice nulla che scandisce l'attesa, ed esso è sempre piu lungo dell'evento che andremo a vivere. Ma l'attesa è vita ed è appunto il tempo nel 'Nulla'. Tempo di vita che d'altronde andrebbe anche vissuta...》

《Viversi ogni istante della vita. Facile a parole...》

《Banalmente basta guardare intorno a noi stessi: case, alberi, persone. Materia nel nulla. Tra me e te, amico mio, c'è uno spazio vuoto, il 'Nulla'... che non è nulla perché c'è aria: ossigeno, idrogeno, polvere. Piccolissime e invisibili particelle di materia che fluttuano tra gas più o meno inerti, addirittura dannosi se presenti in gran quantità. Il nostro respiro è vita.
Il 'Nulla', l'apparente nulla, l'apparente spazio vuoto, è il tutto... che senza il dono della costante percezione passa purtroppo inosservato. Forse servirebbe un microscopio.》

《O forse un potente telescopio per non dimenticare il 'Nulla' tra le stelle...》

《Esatto amico mio. Non ci ricordiamo mai del 'Nulla' ma esso, come lo spazio siderale, risulta essere la gran parte della vita.
Chi ama ha tutto perché è felice, ma sembra essere il nulla se non viene percepito dai sensi. L'amore se non viene cantato, vergato o palesato con una semplice parola, sembra essere effimero. Sembra essere esattamente il nulla. Ma l'amore c'è. Il 'Nulla' è amore.
Ti dirò di più, l'affermazione 'Il nulla è il tutto' può sembrarti strana ma, amico mio, chi ama senza necessità di doverlo esternare, senza necessità di vederlo corrisposto, ha già tutto, ed è in pace con l'universo. È felice. È felice in quello che tanti definiscono nulla, ma per se stesso è il 'Nulla' che lo rende vivo...》

《Ma...》

《Amico mio, dove vive la felicità? Dov'è l'essenza dell'estasi? La sublimazione della vita terrena risiede nell'avere tutto, oppure nell'essere felici vivendosi il 'Nulla'?

Pensaci.

Non credi che forse voi, esseri umani, per evitare ogni forma di guerra avreste bisogno di dedicare più tempo al 'Nulla'?》

Y.

cit.
"Dal balcone ammiravo il vuoto che ogni tanto un passante riempiva."
Franco Battiato

(Paolo Saviello)

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