La gentilezza 

Correvo verso il sorgere del sole e le prime luci dell'alba gettavano una linea di vernice chiara sullo sfondo d'un cielo ancora stellato. Il vento freddo, accentuato dalla mia andatura, fischiava nelle orecchie e penetrava nel collo scoperto spingendosi fino dietro la schiena. Il piacevole brivido che mi assaliva si contrapponeva al dolce silenzio delle strade deserte tipiche d'un giorno festivo. La città dormiva, io no. Tutta la notte con lo stesso pensiero: "Perché non provarci? Eppure qualcuno dovrà pur cominciare".

<<È già cominciato, e lotta da sempre con l'odio che ognuno di voi alimenta quotidianamente. Voi umani non siete capaci di vivere senza. Vi odiate, vi ingiuriate, vi uccidete.>>

<<E già...>>

<<È un ciclo continuo, infinito. Le cattiverie ricevute sovente poi si moltiplicano, e si distribuiscono a chiunque capiti a tiro.>>

<<E se moltiplicassimo anche la gentilezza? Almeno potremmo non degradare ulteriormente.

Rifletti: se per ogni azione d'odio ricevuto noi distribuissimo almeno una gentilezza, e se quotidianamente comunque dispensassimo almeno una gentilezza, non credi che noi uomini potremmo eliminare del tutto l'odio?>>

<<Madre natura creandovi ha generato la sua autodistruzione. Gli altri esseri viventi, quelli che voi chiamate in modo dispregiativo bestie, non si sono mai odiate tra di loro. Chi sono in realtà le vere bestie?>>

Continuai con la mia corsa, certamente più confuso di prima. Per la prima volta il mio alter ego non mi era stato d'aiuto. Di ritorno verso casa incontrai un sorriso, e poi un altro, e un altro ancora. Cominciai anche io a sorridere e salutare: <<Buongiorno, salve. Che bel cielo limpido. Ieri sera ha piovuto ha pulito l'aria...>>

E poi, ancora così, il giorno dopo, e dopo ancora.

Dalle finestre s'affacciano genti sorridenti e felici.

E dai portoni s'usciva fischiettando.

Chissà, forse stavo sognando, mi capita spesso quando corro. 

Chissà, forse era tutto vero...

Oppure chissà avrà sempre avuto ragione Esopo:

"Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato."


(Paolo Saviello)




Un fiore non appassisce mai

In me rimane l'essenza
E vividi colori
Il ricordo d'un attimo 
E la sorpresa dell'essere...

Un amore eterno, che non ha paura di morire 
Un dono di vita, anche quando sembra più non esistere...

Un fiore, quando lo incontri
Può fermare il tempo
Sospendere il respiro 
Annullare l'astio, aumentare l'indulgenza
 
Un fiore, quando lo incontri 
Ti spiega la vita

Un fiore, quando lo incontri 
Non appassisce mai

(Paolo Saviello)









La finestra sul mare

E poi ti perdi in quella strada che percorri ogni giorno, attraverso un corpo stanco, martoriato, e la malinconia d'una mente non più lucida.

Sono ancora giovane?

Cosa vuoi che sia, forse è la vita o forse il preludio dell'assenza. Basta un attimo, così anche per gioco; e i pensieri stupidi...
Poi il confine diventa labile, di qua o di là.
Non puoi decidere, o non vuoi decidere?

E perché mai decidere?

Pensi, aspetti, rifletti: cosa sarà mai se poi indietro non si torna? 
Non si riavvolge nulla... ogni istante non è mai come prima.

La stanchezza ossessiona.

E se mi arrendessi? 
Ma poi, cosa significa arrendersi?

Vivere per vivere? O vivere?

Sogno di correre... E poi corro per sognare.

Lì sulla finestra, nel silenzio d'una brezza di terra, a piedi nudi sul davanzale, ho visto nascere un cielo infuocato e il mare, luccicante di piccole meteore, s'agita con i suoi instancabili marosi. 
Poi volgo il mio sguardo e sorrido.






L'isola che non c'è (?)

"Sai, quando corri da solo o vai in bici e poi torni, hai una luce diversa negli occhi. Sembri più felice."

"Ti vuoi sbarazzare di me?"

"No... stupido... Ti ho visto stamattina, eravamo insieme, poi dopo la lunga salita, quando sei ritornato facendo lo scemo come il solito in discesa, anche la fronte era liscia, senza rughe; così come l'altro giorno in bici. Devi smetterla di preoccuparti per me. Sono due anni... Io non me ne andrò prima del tempo. Devi pensare di più a te stesso."

"Forse hai ragione, ma è una mia scelta consapevole. Adesso, più di prima, sei tu il mio tempo. Sei tu me stesso..."

"Così però non otterrai mai certi risultati sportivi."

"Credi che sia davvero così importante? I risultati son solo numeri... Per me quel che conta davvero in una prestazione sportiva, è come ci si sente dopo. Dolcezza, come fai a non capirlo? Oggi, in questo tempo, siamo Noi i risultati. Qualunque siano i numeri, la cosa più importante in questo mondo di guerre è che dopo aver corso insieme, quando ti guardo negli occhi, io vedo sorrisi. 

Il mio risultato è la nostra felicità. 

Ora chiudi gli occhi, baciami... Fuggiamo insieme, via da questo mondo, da soli, verso l'isola che non c'è. Lo vedi il mare?"




Diario d'un Uomo disarmato

(Maledette guerre)

Volevo parlar d'amore, non di guerre.

Mi persi in meandri di luci infuocate e sibili di morte.

Chiusi gli occhi...

Ero tra le onde, e l'oceano in tempesta bucava le nuvole sull'orizzonte penetrando nei coni di luce. Galleggiavo, orizzontale, come un tronco d'albero, una tenue palma, in attesa d'una risacca o d'un porto dove poter riposare, seccare al sole e morire, in quiete, lentamente, senza inutili e continue sofferenze. Senza capovolgimenti, senza sbattimenti.

I rumori assordanti erano sopiti solo dal mio sciabordio, quando la testa s'immergeva nell'acqua gelida allagando i timpani. Unico sollievo, il silenzio.

Tutti i miei sensi raccontavano bugie, bastava chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e non toccarsi le ferite... Non cercare le gambe, distrutte dalle mine antiuomo. Avrei forse dovuto smettere di respirare, ma non volevo morire, così senza vedere il mare. L'odore acre della morte giunta dal cielo, dei missili, e di tutto quel che brucia, penetrava il mio corpo. L'aria era nera. Ed io non potevo fare nulla, era la guerra: "Se respiro muoio, se non respiro muoio. E se respiro nelle acque del mio dolce mare sognato... Muoio." 

Non posso più galleggiare. Non riesco. Il peso del mondo mi schiaccia.

Nella vita muoio, nei sogni muoio, nelle illusioni muoio. 

Perché sono nato? 

Perché sono vivo?

Perché? 

Perché muoio?

Perché non posso esistere? 





Il teorema di carnevale 

Se cerco la felicità? Certo, come non potrei? Il punto è che a volte ho paura d'esser felice... ne sono spaventato. Può sembrar strano, eppure la sensazione di quiete e pace, in armonia con la natura, che percepisco quando assaporo la felicità, genera in me un senso di sgomento.
Forse perché già so che durerà un attimo, sempre per poco tempo, e poi non son certo che ritorni.

Aspetto...

Con il passar degli anni e l'acquisizione di maggior conoscenza del mondo che mi circonda, più in particolare gli uomini (sic), la sensazione di felicità diventa sempre più rara.

Ho sempre pensato altresì che la condivisione del proprio stato d'animo sia alla base della sensazione di felicità. E di questo ne ho un'eccelsa convinzione.
Se non condivido, tutto sembra inutile.
Ultimamente però sto zitto. Ovviamente non per spocchia, semplicemente per quella stupida paura...

E già. Perché poi quando condivido, e succede sempre, la felicità termina subito e rimane solo un tenue e breve sapore. Ma se non condivido non sembro felice... O meglio non sento di esserlo. 

Per esempio: Oggi sono felice? Sto condividendo una felicità?
Troppe domande riducono sempre la possibilità d'esser felice, così come alcune risposte.
Sarà meglio non farsi domande o molto più semplicemente non cercar risposte?
Forse è questo che impedisce o limita la felicità?
Sarà mai lapalissiano per me tutto ciò?
Bah... non so... chissà... forse ho già incontrato la felicità... Oppure no?

Bho... Io condivido.




Quale amore potrà mai durar cotanto tempo? 

Pensai di rivolgere a me tal domanda, poc'anni or sono, al culmine d'una mai sopita delizia.

Non vi fu risposta, nemmai domanda...

Ma il tempo, seppur contasse, eppur annoverato, sol per noi fatuo e desueto, nulla a divenir sarebbe.

(Paolo Saviello)










Essere

Avevo poggiato la guancia sul suo petto, il freddo pervadeva interamente il mio corpo causandone tremori e balbettii.

Le nostre gambe intrecciate si strofinavano per aumentare la sensazione di calore e le mani congiunte erano diventate una sola cosa. Il tempo era scandito solo dal battere del suo cuore.

Avevo una sensazione di benessere assoluto. Lei era viva. Lo sentivo. Lo percepivo. Non sarebbe durato poco. Non avrei smesso di sentire quel ticchettio e non avrei avuto il solito sussulto scoprendo che non respirava più.

Ero sveglio, ne ero certo. Il solito incubo, quello che vivo da alcuni anni, ripetutamente quasi ogni notte, era svanito.

Forse ero finalmente felice, o forse avevo solo smesso d'aver paura.

Forse l'alieno si sarebbe ritirato.

Infondo al tunnel un tenue Sole cominciava il suo essere.

Rimanemmo così, a lungo, nel silenzio del primo mattino, e poi... e poi... 

Ci baciammo, come prima, come non mai, e ancora, e Noi... e poi... e poi...

Lotta, dolcezza, lotta, ce la faremo, insieme ❤️.




Il canto del cigno muto

Erano domande difficili, senza risposte, senza certezze.

Il 'Noi' assetato di verità... E di paure.

Spiagge, con definiti confini, carezzate da un tenero libeccio e luce suadente, ascoltavano i nostri inutili perché.

Guardammo verso l'immaginario infinito, consci del suo limite inesplicabile.

Non udimmo il canto del cigno...

Lui era lì, muto, e così ci parlò dei suoi silenzi.

Sorridemmo.

Forse è nella silenziosa quiete dei cigni che esistono le verità.

O forse sono le risposte più accurate che non hanno bisogno di domande...










#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yappunti - Inquietudini

Camminavo lungo l'argine d'un fiume, assorto nei pensieri. Ogni tanto, con tono sommesso, senza neanche accorgermene, sentivo una voce che commentava le mie stesse domande.

Eppure ero solo...

Poi tra il fragore delle acque e il fruscio delle foglie al vento, mi sono perso. Non come potrebbe smarrirsi uno straniero in una grande città. Io non sapevo più chi ero, dove ero, dove andavo, cosa cercavo... e non ero uno straniero.

Una vertigine, una disattenzione forse causata dalla paura; avevo freddo tra le acque in tumulto, e il rombo della cascata sempre più vicino: "Forse saper nuotare aiuta, forse devo cambiare direzione, o forse no... E se poi casco?". 

Eppure partivo da un piccolo ruscello...

Y.

cit.
"panta rhei"
Eraclito

(Paolo Saviello)

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Tutte le notti dormo

Lentamente sfioro la sua chioma, tutte le notti.

Come velluto tra le dita i suoi capelli d'argento diventano delicate onde.

Le mie paure svaniscono, il suo respiro rallenta.

Nella dormiveglia anche le sue paure si dissolvono, mentre sento una carezza nell'anima.

Me ne accorgo perché il mio battito accelera, il suo rallenta. Ora dorme, supina, placida. Questa è la mia estasi. 

La testa ora è sul suo petto, giù, su... percepisco il supremo. Comincia così la mia notte. Forse sognerò, forse no. Forse allenteró anche le maglie dei miei pensieri. Penso alla felicità del nostro mattino, al sorriso degli occhi appena aperti. Penso che forse non ho bisogno di sognare. 

Dormo.





La realtà d'un sogno

Cammino per le strade della mia città, sento odor di pane appena sfornato. È ancora un po' buio, si intravede un piccolo lume sull'orizzonte e il mio cane scodinzola felice perché ha annusato i prati color rugiada. Un monumento ai caduti di tutte le guerre e tutte le fedi fa capolino tra gli alti pini: la memoria degli orrori necessità sempre di una buona visibilità.

Silenzi...

Chiudo gli occhi e sento odor di salsedine, onde lunghe e sabbia sui piedi. Sull'orizzonte, a perdita d'occhio, nuvole d'inverosimili colori creano strane figure che evocano mitologici animali. È vento di burrasca e l'accozzaglia crea musica soave.

Anche la mia memoria di felicità ha bisogno d'essere rinfrescata. Ogni tanto. Non oggi perché piove tra i campi arati e le balle di fieno. L'odore di concime biologico è nauseabondo, ma serve al terreno.

Rientro a casa frettolosamente fradicio e infangato oltre misura, cane compreso... 

Incrocio gli occhi della mia vita che mi guardano sorridenti e vivi. Anche io rido.

Silenzio... inizia un nuovo giorno... siamo vivi, soprattutto dentro, è bello assaporare la felicità.





T'aspetto...

Sporco alieno, subdolo e infame, che ne sai della serenità? 

Sei come una sportellata che viene data all'entropia generata da un dolce momento di felicità. 

Ti senti forte?

Vivi per uccidere, perché lei? Perché non me? 

Io sono più forte.

T'aspetto, non prima d'averla guarita, non prima d'aver ballato, non prima d'averti annullato.

Sono io il più forte.

Piango sempre per gioia, mai per dolore, tranne adesso... Ma non posso.

Devo esser forte.

La paura cerca sempre coraggio, ma oggi ho solo il mio stupido orgoglio, e il rigurgito delle lagrime.

Fuori rido, è nelle viscere che piango.

Sono forte...

Alieno, sono in ascolto, corro ma t'aspetto...





Polvere...

Mi ero perso tra le corsie

D'un anonimo centro commerciale

Certo di voler comprare del whisky

Alla fine ho comprato 4 litri di latte

Bianco, candido

Come le pagine del mio taccuino...

Ora son qui 

Fermo al punto di raccolta 

Dove tutti si recano in caso di calamità

Dove sei? 

Non riesco a vederti, c'è polvere...

Piove

Strano, è inchiostro

Forse pulirà tutto, o forse no

Ho versato tutte le mie bottiglie di whisky

nel lavandino




Palpiti

Era un sorriso senza tempo

Quel giorno d'un attimo 

E il nostro tenero sì 

Eppure...

Palpiti, palpiti

Tremavan le mani

A noi

Che da sempre

Eravamo già 

amanti






Riempi l'occhi

e meraviglie

oltre gli intrepidi fratelli

volgi lo sguardo

e l'orizzonte... cobalto

e le colonne d'Ercole

tumulti d'infinito

amor mio, sogna





Per te Rocco

Incontrarci è stato per caso, viverci una scelta, dolce e tenero compagno d'avventure.
Chiamarti Amico è riduttivo, io e te per sempre, senza misure.

Oggi son sette per te, stesso giorno per me, mezzo secolo tra noi.
Il nome che ti han dato, il destino, io lo ebbi quando nacqui, tu prima di morire... come gli eroi.

Ricordo il primo sguardo, un istante di silenzi, ci siam scelti, altro che amici.
Già dal primo mattino, lì sul divano, una carezza o un sorriso è quanto basta per esser felici.

È già, forse comprendi ben meglio di me il valore dei piccoli gesti. Tu doni, io ricevo. E lo ricevo dai tuoi occhi luminosi, dalla tua coda d'elica, dalle orecchie pendule e dai tuoi mugugni d'estasi non appena le mie mani, partendo dalla punta del tuo naso, lentamente, accarezzano il pelo tuo vellutato fino sopra la parte finale del dorso, lì dove comincia lo scodinzolare.
E poi il nostro giro, sempre insieme, tra i campi, in libertà, nella realtà dei sogni...
Caro il mio fido, credi che non lo sappia che anche tu sogni? A volte ti veglio, tanto quanto lo fai tu con me, anche se a volte faccio finta di dormire per rubare una tua carezza. Ma questo ovviamente già lo sapevi...

Buon compleanno Rocco.








Tu...

Sei il mio sorriso, il mio cielo, il mio equilibrio, eppur mi chiedo, benché amici, compagni e passionevoli amanti, una sol parola potrà mai contenere quanto ho di te?




 

#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Felicità 

《L'hai completamente dimenticata?》

《Direi proprio di sì, da tanti anni ormai. Perché ritorni? Avevo cancellato anche te dalla mia vita.》

《Evidentemente non ancora... Le notti fuggono via senza riposo. Dialoghiamo. Non ricordi?》

《E già... Prima avevo paura perché rischiavo di perderla, e l'ho fatta soffrire. Ora il pensiero che lei possa soffrire mi uccide, e già so che potrò perderla... Per sempre... Oggi è un anno che non dormo.》
《È un anno che dialoghiamo.》

《Quindi lo sai...》

《E per questo che son qui. Devi smetterla! La vita continua. Devi continuare! Devi vivere.》

《Sarebbe impossibile. Noi siamo una cosa sola. Dovresti saperlo. Per me sarebbe come per lei se dovessi lasciare io per primo questo mondo. Non puoi capire. Sarebbe una inutile sofferenza. Noi siamo in simbiosi. Perennemente connessi. Io so che lei ha già capito i miei pensieri quando vedo che mi osserva mentre cerco di capire i suoi di pensieri. Spesso parliamo nello stesso momento, accavallando le parole, e con le stesse parole. Se fossi credente direi che è un miracolo. Invece è la semplice trasmissione di un segnale elettrico della mente emanato su particolari frequenze, e ascoltabile solo da un'altra mente simile. Succede solo a pochi fortunati. Qualcuno lo chiama sesto senso, i più romantici amore, io l'ho sempre chiamato Noi. Quando hai il Noi, hai tutto. Superi le difficoltà, voli di fantasia, e quando pensi se sei felice, non importa la risposta perché c'è il Noi.》

《Il tuo Noi ha vacillato però. Forse avevi dei dubbi.》

《Era diverso. Noi umani abbiamo il dono dell'imperfezione, ma bruciarsi le dita per capire il dolore non sempre è utile, e io non ho mai spinto il dito verso la fiamma. Il Noi esiste quando lo vivi, non quando lo immagini... E poi si evolve, si migliora, fino alla totale sublimazione. Quella è certamente la Felicità. Ti avvolge ogni momento della giornata, ti dà forza nelle difficoltà, gioisci delle semplicità, fuggi le tentazioni e parli di armonie. Ascoltare una persona felice rende anche felici. Dopo però non puoi più vivere senza. E sai quando lo capisci fino in fondo? Quando hai paura di perdere chi ha generato il Noi. La paura aumenta, ogni giorno di più. A proposito, vorrei fare gli auguri di buon compleanno al maledetto Alieno che ha in corpo.》

《È proprio questo il punto, e hai ragione: voi umani siete imperfetti. Capite la felicità solo dopo aver vissuto la paura. E poi si ricomincia. È questa forse la vostra più grande imperfezione.》

《Ma io non ho superato la paura, forse non la supererò mai più.》

《E forse sarai per sempre felice...》

Y.

cit.
"Chi desidera vedere l'arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia."
Paulo Coelho 

(Paolo Saviello)



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 "Cosa vuoi che sia

Cosa vuoi che sia... si corre per ricordare, dimenticare, ridere e sognare, piangere e cancellare... Per tutto, per quello che è stato e per quello si spera sarà. La pioggia, tanto, lava via tutto... La pioggia nasconde sempre il pianto.
Si corre per amore o solo per passione, e gli amici, quelli veri, puoi conoscerli di notte, quando la stanchezza elimina le maschere e le anime si fondono. Il coraggio supera sempre la paura.
Cosa vuoi che sia... la corsa insegna, la corsa guarisce il dolore con il dolore. La corsa ti spezza le gambe. Con la corsa, impari a camminare..."

La strada della guarigione è lunga, complessa e piena di insidie ma il tuo pianto, il tuo sfogo (dopo tanti mesi) finalmente è arrivato. Si riparte, si ricomincia. Dolcezza, cos'altro possiamo fare se non viverci?

(Paolo Saviello)

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Auguri dolcezza.

Lì nella profondità del buio, proprio dietro di noi, le luci della nostra città, lunghe sull'acqua, accarezzavano la prua delle navi mercantili che lentamente giravano verso il porto. Sullo sfondo, verso nord ovest, la lunga strada che da sempre costeggia il mare, forniva ai nostri occhi un lungo serpente di luci sfavillanti tipiche d'auto in movimento. In alto, nel cielo, la stella polare già segnava la via del nostro futuro...

Il silenzio era armonia, il freddo era armonia. 

La musica dei nostri cuori raggiunse l'apoteosi come dolci suoni di campane a festa quando, sollevandoti con le mie braccia, urlai per la prima volta t'amo.

Qualunque sia il risultato parti, corri nel vento, nella pioggia, tra le genti, e chiudi gli occhi perché il sogno è già la realtà d'averlo vissuto.

(Paolo Saviello)

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#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Il mio tempo

Houston oggi sarebbe il mio compleanno, ma non ho molta voglia di festeggiare. Quel cancro bastardo, l'alieno, come lo chiamo io, è ancora qui. Una presenza invisibile, latente, certamente ingombrante. Riempie le intere giornate con il suo assordante silenzio, e la notte... e già... la notte... gli spettri sussurrano.

È una guerra di nervi, psicologia, estenuante. Il corpo che lo ospita, di giorno a volte cede, di notte dorme solo se gli carezzo i lunghi capelli; un piacere forse più mio che suo. Io non cedo mai, io non dormo mai: io veglio sempre. Veglio su di lei e passo il tempo delle tenebre con dialoghi infiniti, a tratti oscuri, per me sempre sublimi.

《Questo continuo contare comincia ad essere insopportabile. Anni, settimane, ore e persino secondi. Corpo e mente invecchiano comunque. Le stagioni vanno e vengono aldilà dei conteggi. La bellezza di vivere prescinde dai numeri, prescinde dal sapere che ore sono...》

《Capisco, ma è solo lo scorrere del tempo...》

《Perché contare allora? Che differenza fa sapere che oggi è passato un altro anno dopo che sono nato, oppure l'ennesimo giorno? Cosa cambia? Oggi mi attribuiscono 56 anni, io potrei dire 224 stagioni. Se vuoi posso contarli in secondi precisi o addirittura in lune come facevano alcuni popoli nativi americani. Il nostro corpo, fatto di materia, cambia continuamente stato. Non muore mai perché semplicemente si trasforma. Anche quando sopraggiungerà la fine del respiro, anch'esso nient'altro che materia: atomi di carbonio legati ad atomi di ossigeno. Puoi anche chiamarlo vita, per me questo è solo lo scorrere del tempo.》

《È un modo per stare insieme, festeggiare qualcosa.》

《Quanta ipocrisia c'è nel festeggiare queste occasioni? Amico mio, festeggio ogni qualvolta il battito del mio cuore accelera per una banale emozione. Festeggio al caldo insopportabile, al freddo glaciale perché sento il corpo che vibra. Festeggio perché ho dei pensieri, delle aspirazioni, delle trepidazioni. Festeggio quando una lacrima solca il viso senza preavviso. Festeggio perché penso, ragiono. Festeggio se vedo danzare la luna tra le onde del mare, o quando il sole buca le grosse nuvole nere di tempesta, e poi pioggia, vento, fulmini.》

《Forse hai solo paura di invecchiare...》

《No, non ho mai paura finché vivo le mie emozioni, finché condivido ogni istante con le persone che amo. Però sappi che se dovessi aver paura... ordinerò al mio corpo di trasformarsi in semplice concime.》

《Non puoi dir questo, che fine farei io?》

《Tu sei già immortale. Io vivo senza tempo perché ogni istante della mia vita è il mio tempo.》

《Ti conosco da sempre, ma sorridi al mondo come se avessi ancora 18 anni.》

《Incontrai la mia dolce metà. È da allora che sorrido, e non vorrei mai smettere, ma se non ci fosse più lei... È già capitato che la stessi perdendo, e per colpa tua. Ricordi?》

《Certo, e non rinnego assolutamente nulla.》

《Questa volta però sarebbe per sempre. Non avrebbe più senso continuare a vivere.》

《SILENZIO! Andrà tutto per il meglio. Festeggia. TEMPUS FUGIT!》

《Carpe diem...》

《Buon compleanno amico mio, buon miliardesimo del tuo tempo.》

Y.

cit.
"Chi cerca l'infinito non ha che da chiudere gli occhi."
L'insostenibile leggerezza dell'essere
Milan Kundera

(Paolo Saviello)

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Ascoltami...

《Percorro uno spazio vuoto. Lentamente vago tra la finestra e un muro spoglio. Rigiro ripetutamente intorno a me stesso, e sulle mensole vedo solo polvere. È l'unica cosa ancora rimasta in vita nella stanza.
Non sento più il suo respiro. Spesso, soprattutto di notte, entravo in silenzio e osservavo il suo lento andar su e giù del petto (ha sempre dormito supino). Un'abitudine che mi porto dietro da quando era in fasce. Sono sempre stato molto apprensivo. Solo dopo averlo visto sereno riuscivo poi a dormire.
Oggi non sento più nemmeno l'odore, quello familiare, tipico dei posti abitati. Tipico delle persone che ami. Oramai si è dissolto. È tanto tempo che non abita più qui. Sento solo l'odore nauseabondo della polvere.
Di solito è nascosta, attaccata per lo più agli oggetti. Ora è dappertutto: al posto dei libri, degli oggetti personali, sui muri...
Dove c'erano i quadri, i manifesti, le foto, ora c'è solo il grigio del muro impolverato. Adesso risalta maggiormente sui pezzi di bianco, rimasto puro perché sempre coperto da immagini felici.

A volte mi capitano strane sensazioni. Fuori dalla stanza sembro felice. Al suo interno triste. Ma se cammino lentamente intorno a quel nudo giaciglio e osservo tutt'intorno, voltando lo sguardo nella direzione opposta alla rotazione, i due sentimenti pervadono il mio corpo entrando contemporaneamente in esso. E questo mi è sublime. Come potrei mai spiegare questa sensazione?》

《Triste e felice nello stesso tempo. Capisco. Parlaci però. Ora. È l'unica possibilità che hai...》

《Te ne sei andato. Doveva succedere prima o poi. Sei felice? Mi dici che sei felice. Come potrei dubitare? Ti ho guardato negli occhi e ho capito che eri sincero. Anche io sono felice sapendo che tu lo sei. È l'unica vera soddisfazione della mia vita. Però poi sono triste e malinconico. Concedimi questo stupido capriccio, figlio. Concedimi d'esser felice e triste perché è proprio la tristezza della tua mancanza che mi fa capire ancor di più quanto sono felice d'amarti. In quel medesimo istante svanisce anche la malinconia. E già, quell'assurda e inspiegabile malinconia che ti assale proprio quando meno te lo aspetti. Ma che vuoi farci, sono solo un semplice padre. Vivo sperando che tu ogni tanto mi pensi. Questo mi basta, anche se non sento la tua voce, perché io sono sempre in collegamento per percepirne l'essenza. Sappi, figlio, che quando diventi padre diventi anche sensitivo. Capiterà anche a te. Inevitabilmente smetterai di vivere per te stesso e vivrai solo di attimi. È una responsabilità troppo grande per un solo essere. Starai per sempre male e sarai per sempre felice. Io e te siamo due sedie vuote...》

《Amico mio sappi che si è veramente felici solo quando si comprende fino in fondo l'infelicità del proprio essere. Si smette di soffrire, e poi si gioisce per la stessa ragione che ha causato la sofferenza. Pensaci...
Ma te forse questo già lo sapevi.》

Y.

cit.
"I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci."
Hermann Hesse

(Paolo Saviello)

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Essere 'Noi'


Non sempre accade ma a volte, mentre cammino nei miei pensieri e ripercorro quei luoghi, vedo il ricordo di quel giorno sempre lucido. Sembra acciaio appena forgiato, come la lama di un antico Samurai.
I miei pensieri si animano, prendono vita, diventano le abili mani di un maniscalco.
E lavorano, battono la lama. Fuoco, acqua, calde emozioni. Ricordi putroppo resi sterili dalla vita che scorre. Si va sempre avanti, bisogna andare avanti. Nuovi ricordi, nuove emozioni.
Giorni, mesi, anni si depositano nella mente e creano una patina sempre più robusta, a volte una corazza. Forse un fodero per custodire l'integrità dei momenti più belli. Quelli che servono per sopravvivere nei giorni difficili...

Succede che la patina del tempo immediatamente scompare non appena, alla mercé dei miei occhi, osservo un particolare.
Basta un albero, un panorama, o un semplice muro su cui sedersi dopo una lunga passeggiata.

Risposte esili, fragili, a stupide domande.

Eravamo troppo giovani, poco più che adolescenti. Forse però già maturi per essere 'Noi' perché fu sufficiente guardarsi negli occhi, sfiorarsi delicatamente i palmi delle mani.

In certi momenti le parole sono inutili. Non sono mai servite per vivere appieno un'emozione.

E poi ci baciammo. E ci baciammo, delicatamente ci baciammo... e ancor oggi, nel nostro meraviglioso ieri.

《Vedi anche tu amor mio? Quella è la strada: tortuosa, lunga, difficile. Non aver paura perché lì sul cammino, tra la nostra proba diversità e le futili distanze, incontreremo sempre 'Noi'.》

Paolo Saviello





 #StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Il 'Nulla'


《Il nulla è un'illusione. Il nulla non esiste. Sembra paradossale ma senza tutto questo apparente nulla, la vita stessa non potrebbe esistere. Nel 'Nulla' naviga la vita.
Lo stesso 'Nulla' è vita. Il 'Nulla' è tutto.》

《Assurdo, come puoi fare queste affermazioni?》

《Ascolta amico mio. Tutti i corpi celesti navigano, si muovono fra di loro, intorno a se stessi o verso mete ancora sconosciute. Lo spazio vuoto tra un corpo e l'altro è infinito. Sembra il nulla, ma è tutto. Come altrimenti potrebbero questi ammassi di rocce viaggiare, muoversi, senza tutto questo apparente nulla? Se non ci fosse il giusto spazio tra il pianeta Terra e la stella Sole, noi non esisteremmo. Il 'Nulla' è anche quello spazio vuoto che sembra essere il nulla... ma favorisce la vita, e la vita è tutto.
Nella nostra quotidianità viviamo tra le attese.
Ogni singolo evento è attorniato da un semplice nulla che scandisce l'attesa, ed esso è sempre piu lungo dell'evento che andremo a vivere. Ma l'attesa è vita ed è appunto il tempo nel 'Nulla'. Tempo di vita che d'altronde andrebbe anche vissuta...》

《Viversi ogni istante della vita. Facile a parole...》

《Banalmente basta guardare intorno a noi stessi: case, alberi, persone. Materia nel nulla. Tra me e te, amico mio, c'è uno spazio vuoto, il 'Nulla'... che non è nulla perché c'è aria: ossigeno, idrogeno, polvere. Piccolissime e invisibili particelle di materia che fluttuano tra gas più o meno inerti, addirittura dannosi se presenti in gran quantità. Il nostro respiro è vita.
Il 'Nulla', l'apparente nulla, l'apparente spazio vuoto, è il tutto... che senza il dono della costante percezione passa purtroppo inosservato. Forse servirebbe un microscopio.》

《O forse un potente telescopio per non dimenticare il 'Nulla' tra le stelle...》

《Esatto amico mio. Non ci ricordiamo mai del 'Nulla' ma esso, come lo spazio siderale, risulta essere la gran parte della vita.
Chi ama ha tutto perché è felice, ma sembra essere il nulla se non viene percepito dai sensi. L'amore se non viene cantato, vergato o palesato con una semplice parola, sembra essere effimero. Sembra essere esattamente il nulla. Ma l'amore c'è. Il 'Nulla' è amore.
Ti dirò di più, l'affermazione 'Il nulla è il tutto' può sembrarti strana ma, amico mio, chi ama senza necessità di doverlo esternare, senza necessità di vederlo corrisposto, ha già tutto, ed è in pace con l'universo. È felice. È felice in quello che tanti definiscono nulla, ma per se stesso è il 'Nulla' che lo rende vivo...》

《Ma...》

《Amico mio, dove vive la felicità? Dov'è l'essenza dell'estasi? La sublimazione della vita terrena risiede nell'avere tutto, oppure nell'essere felici vivendosi il 'Nulla'?

Pensaci.

Non credi che forse voi, esseri umani, per evitare ogni forma di guerra avreste bisogno di dedicare più tempo al 'Nulla'?》

Y.

cit.
"Dal balcone ammiravo il vuoto che ogni tanto un passante riempiva."
Franco Battiato

(Paolo Saviello)

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 #StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Ricordati

《Signore, signori, giovani, anziani, amici, conoscenti, sconosciuti e affini, vi racconterò d'eroi silenti, di generosi uomini avvezzi alla fatica e senza gloria alcuna.
Silenti sì, perché non sapranno mai d'esser stati eroi se non dopo il loro trapasso...

Con umiltà, serietà e senso del dovere essi si prodigano senza tregua alcuna al mantenimento del benessere dei fruitori della strada: camionisti, automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni, animali domestici e fauna selvatica. A volte anche uccelli e insetti.

E già... lor signori non possono immaginare con cosa riesce a convivere una semplice lingua d'asfalto. Quest'ultima a volte si presenta come una gruviera, piena di insidie e pericoli per quei poveri ammortizzatori e copertoni.

La pioggia, il gelo e finanche il sale, plateatico per il ghiaccio, acuiscono le insidie e aumentano i pericoli. Devi segnalare, riparare, ripararti e ripartire velocemente. Il traffico scorre, i piloti vanno di fretta e i diti medi rivolti a questi moderni eroi, nonché parole indicibili, si moltiplicano e si collezionano ogni giorno. Molto probabilmente anche di notte tra cartelli divelti, pali piegati e rottami da raccogliere. Perché si corre e tutti indistintamente corrono, che sia per lavoro, svago, necessità, virtù o vizi capitali.

Tutti, come tante palline di un flipper impazzito, devastano e distruggono ogni piccolo lembo delle strade. A volte anche inconsapevolmente perché le condizioni meteo influiscono in modo determinante sulla tenuta dell'asfalto. Con la pioggia le buche si allargano. Le piccole riparazioni cedono con il gelo. I mezzi spargisale o spalaneve mettono a dura prova le strade. E poi ci sono gli embrici stradali da ripulire per far defluire l'acqua nelle strade. Di solito uno ogni 25 m e su ambo i lati se la strada non è su di una sola pendenza, per km e km... e kilometri, e chilometri...

La giornata inizia con la vestizione perché è necessario indossare abiti catarifrangenti per essere ben visibili. Poi si sale sul mezzo e si procede verso l'ignoto, sempre e comunque anche se era in programma altro. Nessun può sapere quanti incidenti possono capitare. Nessuno può sapere quanti animali morti da rimuovere. Nessuno può sapere quanta monnezza è stata gettata in strada... e di che tipo... rifiuti speciali, pericolosi, o semplicemente scarti quotidiani di una normale famiglia.

E poi ci sono cartelli stradali da cambiare perché usurati dal tempo, pali piegati da rimettere in sesto o cambiare, segnaletica orizzontale da rifare. Devi pulire le grate degli scarichi dell'acqua, le foglie, le erbacce. E il decespugliatore? E il soffiatore? Sulle spalle... fa caldo... "Quel ramo lì, usa la motosega. Sta attento cazzo! Usa la scala, non scivolare".
Lì sulla strada a scorrimento veloce si  tagliano le siepi. Cantiere mobile. Mezzo di scorta. Segnali, lampeggianti... con i tir che sfrecciano a tutta e ti frenano nel culo. Li vedi arrivare dagli specchietti, e non puoi far altro che pregare, solo per chi ci crede... Io non credo neanche nelle imprecazioni. Sto zitto e fermo. Mi concentro sul rumore. Se dovesse succedere spero solo di non dover sentire lo stridire delle gomme...

E poi devi saper dirigere il traffico se necessario. Verde, rosso e gesta per velocizzare l'andatura perché esiste sempre il curioso che deve osservare lentamente l'accaduto. Il ferito non si tocca, si chiamano i soccorsi, anche se sta morendo, anche se puoi salvarlo. E io? Io mi lancio. Ci provo. Come potrei vivere poi?

E se sei in galleria devi indossare la mascherina. Ma non serve a nulla perché le molecole di monossido di carbonio sono più piccole di un virus...
E poi ti bruciano gli occhi, anche se devi tenerli chiusi per non guardare i feriti.
Mangi, forse, ma la sera poi vomiti. "Ti farai l'abitudine". Ma di che? E per chi? Per quattro spicci? No. Questo non è un lavoro. È una missione. Devi sentirla dentro la paura. Devi conviverci con la paura. La paura ti può salvare la vita. Il tuo compagno ti salva la vita. E se sei solo? E se non hai paura? Puoi anche diventare un eroe...》

《Ti capisco amico mio... cerco di comprendere, ma questo è uno dei tuoi soliti sogni. Come dici? No... non può essere... non può essere tutto vero... o no?
Ricorda, amico mio, che i veri coraggiosi sono quelli che, comunque vada, sorridono. Ma soprattutto, ricordati...》

Y.

cit.
"Quanti anni ho, io? A chi importa! Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento."
José Saramago

(Paolo Saviello)

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Essenza suprema


Seppur fasto
Percepir "t'amo"
Muti d'amore
In teneri abbracci

Non potrà mai eccedere
Un fugace sguardo
D'apparenti incomprensibili emozioni
Nel tempo di quotidiane movenze

È lì che si genera l'essenza
È lì che s'alimenta il supremo

A quello che tutti appellano "amor mio"
Io preferisco semplicemente Noi

Paolo Saviello




"Per sempre" 

Non ero perso, né infelice
Una luce mi guidò nell'oscurità
Non conoscevo amenità 

Scevro da paure
Mi tuffai senza indugio
Non ci fù presagio 

Chiusi gli occhi
Non sapevo nuotare
Seppi solo di doverlo fare 

Una strana paura, letizia, risalì la schiena
Stomaco, labbra, affanni
E un corpo inerte senza inganni 

Vidi un mare di colori
Tutt'intorno pace, silenzio, armonia, conforto
Chissà, forse ero solo morto 

Mi accorsi di non esser solo
Lei era sempre stata lì, e io testardo
Insieme eravamo già un unico sguardo 

Non fummo capaci di osservarci a lungo
Durò solo un capogiro 
Capimmo subito che il "Per sempre" era appena nato con il nostro primo respiro... 

Paolo Saviello


 #StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #Yrivelazioni - Paura di vivere...


Vorrei solo scomparire. Non essere più io. Non mi piaccio, non mi sono mai piaciuto veramente.
Troppo diverso. Forse troppo umano. Non come genere o razza, intendo come umanità. Non nascondo mai ciò che sono, non sono capace a dir bugie. Credo d'esser nato in un'epoca sbagliata. Tutto ruota velocemente. I pensieri sono al domani, le emozioni a ieri... e necessariamente bisogna dimenticare le avversità.

Ho bisogno di vivere oggi. Solo oggi. Ogni momento, ogni notte, potrebbe essermi fatale. Vorrei incontrar persone, quelle che pensano, che sorridono, ascoltano. Quelle che hanno la musica nelle viscere. Quelle che piangono d'emozioni e accettano anche le proprie tragedie. Quelle che aiutano i deboli e si allontanano dai carnefici, dai mandanti e dagli aguzzini. 

Vorrei incontrare chi esprime liberamente il proprio pensiero, senza prevaricazioni, strumentalizzazioni, opportunismi, senza preannunciare il ghetto delle diversità.

Vorrei che ogni Uomo fosse felice d'esser solo se stesso. Giù la maschera(!). Nessuna paura.
Attori, comparse, via dal palcoscenico. Fin dove è possibile spingere questa assurdità che voi chiamate vita? Lì sul palco vedo solo finzioni. Quello non è 'vivere'.

È più facile accettare la paura di 'vivere' o di morire?

Basterebbe che il cielo potesse sussurrare la sua bellezza alla terra...

Se solo potessi avere un corpo.
Se solo potessi non aver paura.

Y.

cit.
"Nessuno dà valore al tempo; tutti se ne servono smodatamente, come se fosse gratuito. Se il numero di anni futuri di ciascuno potesse essere visibile come quello degli anni passati, come sbigottirebbe chi ne vedesse avanzare pochi, come ne sarebbe parco! Ma è facile risparmiare ciò che è certo, per quanto esiguo; si deve serbare con più attenzione ciò che non sai quando verrà a mancare. Nessuno ti darà indietro gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso.
Il tempo della vita proseguirà lungo la sua strada e non riavvolgerà né porrà fine al proprio corso; non farà alcun rumore, non darà segno della sua velocità. Non si allungherà per decreto di un re, né per decisione popolare: corre così come ha iniziato il primo giorno, non si fermerà e non si attarderà. Che accadrà? Tu sei occupato, la vita si affretta; infine arriverà la morte, per la quale, volente o nolente, dovrai avere tempo."

Lucio Anneo Seneca
Dialoghi 'De brevitate vitae' 50 d.C.

(Paolo Saviello)

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