#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Il rumore dell'inchiostro
Che sciocco che sono. Continuo ad avere sempre lo stesso desiderio. E poi ci penso. Soprattutto quando sono solo.
Quando l'unico rumore che sovrasta i battiti del cuore è quello delle mie scarpe. A volte riesco ad essere solo anche tra la folla. Allora vado più veloce, aumento il ritmo fino a farmi scoppiare i polmoni. Poi crollo. Mi capita quando cerco di incrociare un sorriso. Magari sconosciuto e distante, o cercato e non ricambiato. Se poi scappa una lacrima di gioia o di dolore, fa lo stesso. Vado ancora più veloce...
Un semplice sorriso per una semplice emozione. Nulla più.
Allora nei miei affanni mi rendo conto di essere troppo surreale e fuori dagli schemi. Come quando capita di fare due chiacchiere in treno con un illustre sconosciuto, e renderti conto di quanto sia bello alzare gli occhi e tenere lo sguardo ascoltando una voce, che di metallico ha solo il suono dolce dell'inchiostro mentre scorre sul bianco d'una pergamena. Altro che tastiera...
Gente ricurva, certamente miope e senza occhiali, consuma occhi tuffandoli nel metallo misto a plastica e vetro. Mentre dal finestrino scorrono immagini magiche, degne di un film di Pasolini.
Un esimio personaggio affermò:
«La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l'oppio dei popoli.»
«La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l'oppio dei popoli.»
Un tempo ho sposato ciecamente queste affermazioni. Oggi ho dei dubbi.
Ora ci si droga con la rete, e la piazza muore. Forse le chiese non sono poi così male.
Ora ci si droga con la rete, e la piazza muore. Forse le chiese non sono poi così male.
Come mi sento?
Anacronisticamente umano.
Ma non demordo, sto imparando.
Osservo sorrisi virtuali sul piccolo schermo di un telefono e poi confuse stille d'inchiostro, cadute in silenzio come lacrime da un pennino.
Chiudo gli occhi e scrivo...
(Paolo Saviello)
