Tratto da una storia vera.
-Sinossi-
Nulla è come sembra. Scavi negli incubi più profondi della tua mente, arrivi fino in fondo e pensi che sia finita. Ti accorgi di essere appena all’inizio…
-Azzardo-
Antonio, ultimo figlio di una bella e numerosa famiglia patriarcale, aveva due sorelle e quattro fratelli.
Era un buon padre di famiglia, nato e cresciuto in campagna. Nel corso degli anni aveva visto crescere ed espandere la sua città, intorno alla vecchia fattoria di famiglia. Da piccolino, dopo la licenza elementare, aveva deciso che con un titolo di studio poteva anche realizzare il sogno di aprirsi una macelleria. Così fece. In seguito, con i proventi della sua florida attività, si comprò una bella casa in un nuovo condominio appena costruito; conobbe una brava ragazza, la sposò e nacquero tre figli. In questa famiglia e nelle generazioni precedenti, non c’erano particolari discendenze nobiliari. Tutti i patriarchi erano stati benestanti contadini, dedichi sia al lavoro della terra sia al commercio delle vacche da latte. Antonio in città era conosciuto anche come il nipote di Ciccio, suo nonno Francesco; un uomo molto intelligente, con buone capacità imprenditoriali e una straordinaria cultura. Ciascun elemento della famiglia, di qualsiasi età fossero, iniziava sempre la sua attività lavorativa prima dell’alba e la terminava dopo il tramonto, per tutti i giorni dell’anno. Estate, inverno, pioggia, grandine, gelate o sole cocente, vento, siccità o allagamenti, non facevano nessuna differenza. Tutti contribuivano al benessere di tutti; nessuno per se stesso, tranne il nonno con il suo segreto. Ciccio usava la maggior parte del denaro guadagnato con le attività della sua fattoria, per ripagare i debiti di gioco. Usava le tranquille serate passate al bar della città giocando a carte con gli amici, per allenarsi ed essere pronto a sedersi ai tavoli verdi. Memorizzava nella sua mente tutte le possibili combinazioni. Ripassava tutti i giochi e le sue varianti, sia per le carte francesi sia per quelle regionali italiane del tipo napoletane.
Di giorno e anche di notte, si allenava di nascosto. A volte sfruttava anche il tempo passato con i nipoti, per ripetere le partite perse in precedenza; doveva trovare le contromosse e battere gli avversari. Si dilettava, spesso, anche con il gioco del Lotto e le lotterie. Scommetteva ai cavalli e alle varie gare organizzate dai contadini della città. Ciccio aveva trasmesso questa passione al suo nipote prediletto Antonio. Si chiudevano nella stalla e lì, tra un fetore di letame e un odore di fieno, il nonno gli aveva insegnato le basi della statistica e il calcolo delle probabilità. Qualche volta avevano giocato insieme dei numeri al lotto, di solito dopo l’interpretazione di un sogno o di un particolare evento. Mai un sospetto, mai un’insinuazione o un chiacchiericcio. Il nonno perdeva sempre e ripagava tutti i debiti con il lavoro dei figli e dei nipoti. Le entrate economiche dell’azienda erano notevoli, ma nessuno poteva goderne.
Il nonno era furbo e sapeva sfruttare bene ogni componente della famiglia. Qualche volta Maria, la sorella di Antonio, penultima figlia, era mandata la mattina presto, in pratica di notte, da clienti facoltosi per vendere uova di gallina ancora calde, oppure latte appena munto. Il nonno si faceva pagare bene per questi servigi. Una bimba piccola di notte, con un carico che spesso superava la sua normale capacità di trasporto, faceva tenerezza e pietà allo stesso tempo. La sorella consegnava al nonno anche le mance che qualche volta erano elargite. Francesco ogni tanto conservava per la famiglia qualche primizia, qualche alimento genuino; elargiva questa elemosina solo a condizione che tutti lavorassero senza fare domande. Orco buono o orco cattivo? Vizioso o malato di mente? Nessuna domanda stupida, nessuna risposata scontata. Ci si fidava ciecamente di quel patriarca, capostipite di una famiglia patrilineare. Rispetto assoluto, quella era la regola. Il suo segreto, la sua malattia, era custodito in un quadernetto con copertina di cuoio scura, molto resistente e chiuso con una possente cintura lampo. Annotava tutte le perdite e le poche vincite; annotava algoritmi, descriveva le partite a carte, prendeva appunti sugli avversari. Studiava il gioco del Lotto con parsimonia e abnegazione.
Scriveva ritardi e frequenze dei numeri; cercava di prevedere le future estrazioni. Solo Antonio, troppo piccolo per intuire la verità ma privilegiato perché ultimo della famiglia, aveva avuto occasione di vederlo scrivere quel quaderno.
Numeri, solo e soltanto numeri. Quando nonno Francesco morì, fu sepolto in una tomba che aveva comprato con i soldi di una grossa vincita al Lotto; la acquistò perché pensava portasse fortuna. Lasciò in eredità cambiali e pegni sull’azienda agricola. Pochi mesi dopo iniziarono a farsi sentire tutti i creditori. Dopo alcuni anni la famiglia andò in rovina e morì anche il padre di Antonio, disperato e di crepacuore, non era riuscito a salvare l’azienda. La famiglia decise di riesumare la tomba del nonno, spostare le ossa nell’ossario e depositare la salma del padre di Antonio in quella tomba. Nonno Ciccio aveva ancora tutti i capelli sul teschio. Le ossa trapelavano tra gli indumenti consumati. Il legno della tomba si era marcito; la carne era stata consumata dai vermi. Gli addetti del cimitero sollevarono il teschio per ripulirlo, Antonio osservò il vuoto tra le orbite degli occhi, lì dove un giorno aveva visto colori azzurri e sguardi sorridenti. Trovarono tra le ossa delle mani il quadernetto di cuoio perfettamente conservato. Tutti decisero all’unisono di donarlo al nipote prediletto come ricordo. Antonio appese il quaderno in macelleria come portafortuna, alla stessa stregua di un ferro di cavallo. Ogni tanto lo toccava, sfogliava le pagine, sentiva il rumore della carta e ne annusava l’odore. Qualche volta si soffermava in qualche pagina, ma vedeva solo numeri e segni senza senso. Gli ricordava il nonno, conservava il ricordo di quando lo scriveva di nascosto. Diceva che era prezioso e importante, diceva che un giorno quel quaderno avrebbe cambiato la sua vita e quella di tutta la famiglia…
La radio gracchia.
«Estrazioni del Lotto. Segue rubrica Lottolandia».
«A Palermo il maggior ritardatario è il numero 45; manca da 87 settimane».
«A Firenze il 6 manca da quasi 2 anni».
«Storicamente il record di maggior ritardo sulla ruota di Milano spetta al numero 61; uscì dopo 204 estrazioni in data…».
“La stessa data della morte del nonno” che coincidenza pensò Antonio.
Stava sfogliando il quadernetto ed era arrivato all’ultima pagina; vide che c’era la data del giorno precedente la sua morte, seguito da un’infinità di numeri scritti su righe parallele.
Antonio aveva perfezionato la sua passione per la matematica studiando l’analisi tecnica dei titoli di borsa; la sua bibbia era la teoria di Dow. Spesso azzardava l’acquisto di qualche titolo; pochi euro guadagnati in poco tempo, molti euro persi in molto tempo…
Durante le serate invernali giocava a carte con parenti e amici; era considerato uno bravo. Lui si limitava a contare le carte e fare semplici operazioni matematiche. Applicava le regole che gli aveva insegnato il nonno.
«Estrazioni del Lotto. Segue rubrica Lottolandia».
«A Palermo il maggior ritardatario è il numero 45; manca da 87 settimane».
«A Firenze il 6 manca da quasi 2 anni».
«Storicamente il record di maggior ritardo sulla ruota di Milano spetta al numero 61; uscì dopo 204 estrazioni in data…».
“La stessa data della morte del nonno” che coincidenza pensò Antonio.
Stava sfogliando il quadernetto ed era arrivato all’ultima pagina; vide che c’era la data del giorno precedente la sua morte, seguito da un’infinità di numeri scritti su righe parallele.
Antonio aveva perfezionato la sua passione per la matematica studiando l’analisi tecnica dei titoli di borsa; la sua bibbia era la teoria di Dow. Spesso azzardava l’acquisto di qualche titolo; pochi euro guadagnati in poco tempo, molti euro persi in molto tempo…
Durante le serate invernali giocava a carte con parenti e amici; era considerato uno bravo. Lui si limitava a contare le carte e fare semplici operazioni matematiche. Applicava le regole che gli aveva insegnato il nonno.
I numeri 61 e il 204, ascoltati alla radio, gli erano rimasti impressi nella mente mentre guardava con occhi curiosi tutti gli altri numeri del quaderno.
Iniziò a fare semplici operazioni aritmetiche. Come spesso gli accadeva, sommava i numeri, li divideva e moltiplicava tra loro stessi con l’unico scopo di allenare la mente, anche questo gli era stato lasciato in eredità. La tecnica era sempre quella, la cadenza sempre quella; due somme, la somma delle somme e poi diviso 2:
Iniziò a fare semplici operazioni aritmetiche. Come spesso gli accadeva, sommava i numeri, li divideva e moltiplicava tra loro stessi con l’unico scopo di allenare la mente, anche questo gli era stato lasciato in eredità. La tecnica era sempre quella, la cadenza sempre quella; due somme, la somma delle somme e poi diviso 2:
“6+1 fa 7”,
“2+4 fa 6”,
“7+6 fa 13”,
“diviso 2 fa 6,5”.
“Che coincidenza, questa riga di numeri comincia con 6, poi un 13, 6 e 7”.
Aprì una pagina a caso del quaderno, vide una data e altri quattro numeri. D’istinto andò a verificare su di un vecchio libro di statistiche se il giorno successivo alla data indicata, c’era stata un’estrazione del gioco del Lotto. Difatti trovò l’estrazione e le indicazioni su quale fosse il numero con maggior ritardo e per quante settimane: 51 e 137.
Stessa regola, 5+1=6, 1+3+7=11, 6+11=17, 17 diviso 2=8,5…
“2+4 fa 6”,
“7+6 fa 13”,
“diviso 2 fa 6,5”.
“Che coincidenza, questa riga di numeri comincia con 6, poi un 13, 6 e 7”.
Aprì una pagina a caso del quaderno, vide una data e altri quattro numeri. D’istinto andò a verificare su di un vecchio libro di statistiche se il giorno successivo alla data indicata, c’era stata un’estrazione del gioco del Lotto. Difatti trovò l’estrazione e le indicazioni su quale fosse il numero con maggior ritardo e per quante settimane: 51 e 137.
Stessa regola, 5+1=6, 1+3+7=11, 6+11=17, 17 diviso 2=8,5…
Stessa coincidenza di numeri: 8, 17, 11 e 6.
La regola applicata ai due numeri (ritardatario e massimo ritardo) relativi all’estrazione successiva alla data indicata sulla pagina del quaderno, restituiva appunto quattro numeri. Altra pagina altra data, altra coincidenza. Passò tutta la notte e verificò tutte le coincidenze. Ogni data restituiva una sequenza di numeri, che spesso si ripetevano uguali, ma era certo però che avessero un significato differente. Decise di sommare, a coppie di due, le cifre che componevano la data indicata sulla pagina del quaderno, laddove i quattro numeri decodificati, con la regola del ritardatario e massimo ritardo, erano uguali ai primi quattro presenti su quella stessa pagina.
Il risultato lo divise per 4 (il numero delle coppie: ggmmssaa).
Anche questa regola l’aveva imparata dal nonno, quando, insieme, annotavano le date di nascita dei vitellini. Ottenne così un quinto numero e pensò: “Una sequenza di 5 numeri”.
Si ricordò dell’assurda cantilena che il nonno gli cantava per farlo addormentare:
La regola applicata ai due numeri (ritardatario e massimo ritardo) relativi all’estrazione successiva alla data indicata sulla pagina del quaderno, restituiva appunto quattro numeri. Altra pagina altra data, altra coincidenza. Passò tutta la notte e verificò tutte le coincidenze. Ogni data restituiva una sequenza di numeri, che spesso si ripetevano uguali, ma era certo però che avessero un significato differente. Decise di sommare, a coppie di due, le cifre che componevano la data indicata sulla pagina del quaderno, laddove i quattro numeri decodificati, con la regola del ritardatario e massimo ritardo, erano uguali ai primi quattro presenti su quella stessa pagina.
Il risultato lo divise per 4 (il numero delle coppie: ggmmssaa).
Anche questa regola l’aveva imparata dal nonno, quando, insieme, annotavano le date di nascita dei vitellini. Ottenne così un quinto numero e pensò: “Una sequenza di 5 numeri”.
Si ricordò dell’assurda cantilena che il nonno gli cantava per farlo addormentare:
cinque, le dita della mano,
cinque i sensi di un Cristiano,
cinque i denti del rastrello,
cinque le donne del bordello…
cinque i sensi di un Cristiano,
cinque i denti del rastrello,
cinque le donne del bordello…
Si svegliò dopo una notte agitata ed esclamò:
«Non è possibile, è un cifrario, quel maledetto quaderno è un cifrario e i cinque numeri sono la chiave!».
Sulla prima pagina del quaderno c’era solo una data. Subito sotto una sequenza di numeri posta al centro tra due strani simboli somiglianti a delle vecchie chiavi, una era capovolta.
«Non è possibile, è un cifrario, quel maledetto quaderno è un cifrario e i cinque numeri sono la chiave!».
Sulla prima pagina del quaderno c’era solo una data. Subito sotto una sequenza di numeri posta al centro tra due strani simboli somiglianti a delle vecchie chiavi, una era capovolta.
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27 702 702 27 486 405
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la somma dei numeri di quella data diviso 4 dava 27,75. Era certo che quella sequenza avesse rivelato una parola.
«27 diviso 27 fa 1».
«702 diviso 27 fa 26, poi ancora 26…».
«Quindi: 1 26 26 1 18 4 15».
«702 diviso 27 fa 26, poi ancora 26…».
«Quindi: 1 26 26 1 18 4 15».
Aveva la soluzione davanti agli occhi ma non poteva credere fosse così semplice; a ogni numero corrisponde una lettera dell’alfabeto… “AZZARDO”.
Con la stessa semplice tecnica, poteva decifrare tutto il quaderno? E perché cinque numeri? Osservò le pagine del quaderno e seguendo i primi quattro numeri ottenuti con la data, decifrò la riga corrispondente con il quinto numero avuto dalla data stessa. Lesse tutto il quaderno e si rese conto della triste verità. Suo nonno era stato un mostro malato. Nessuno aveva mai saputo la verità sul perché l’azienda agricola era andata in malora, il perché di tutti quei debiti. Ora tutto era chiaro, ora tutto coincideva…
Tra le pagine si faceva anche riferimento a vari incontri amorosi. C’erano cifre pagate e giudizi in parte soddisfacenti sulle notti di sesso. In ogni casino aveva la sua prediletta. Aveva annotato le tariffe di tutti i bordelli in cui era stato. Il nonno aveva vissuto la sua vita meravigliosa, tra vizi di gioco e belle donne. I figli e i nipoti con i calli alle mani. Ebbe un sentimento d’invidia inatteso e inaspettato. Il germe malato lo aveva dentro anche lui. Nei giorni seguenti cominciò a giocare al Lotto seguendo rigorosamente le istruzioni e la casistica dettata dal quaderno. Dopo molte perdite riuscì a vincere una somma sostanziosa con la quale ripagò parte dei debiti contratti con le banche. Questo gli diede coraggio e determinazione; iniziò a investire somme sempre più consistenti. Cominciò a fare viaggi e a divertirsi con donne a pagamento. Spesso chiedeva prestiti ai fratelli con le scuse più strane. S’inventò addirittura un tumore alla prostata. Falsificò i referti medici per farsi compatire, in verità aveva scoperto di essere sieropositivo. Iniziò a rubare in casa. La moglie un giorno si accorse che mancavano le obbligazioni trentennali che avevano acquistato per la loro vecchiaia. Mancavano anche tutti i gioielli. Pensò a un furto, ma quando trovò i libretti di risparmio nei quali erano stati depositati i soldi per l’università dei figli, vuoti, sospettò del marito ed ebbe ragione. Antonio si era impegnato anche la macelleria con degli strozzini. Quella notte fu l’ultima notte. La moglie cominciò a inveire contro di lui. Gli disse le cose più orrende; gli disse: «Perché non ti uccidi? Bastardo! I figli, ti rendi conto che abbiamo perso tutto? Che hai rovinato anche i tuoi figli?». Preso dalla disperazione, scappò da casa urlando parole sconnesse. La sua vita, la vita della sua amata famiglia, era stata rovinata. Era stato un brav’uomo, ora era diventato anche lui un mostro! “Maledetto nonno” pensò. Gli venne in mente della lettera avuta qualche ora prima che il nonno morisse d’infarto, dalle sue stesse mani. Gli disse di non aprirla mai; gli disse di aprirla solo se fosse stato davvero disperato. Andò in macelleria, aprì un piccolo cassetto segreto, prese la lettera, la aprì e trovò una pagina con due righe piene di lettere senza senso. La prima terminava con un punto interrogativo, la seconda con un punto esclamativo. In alto e in fondo, alla sinistra del foglio, gli stessi simboli della prima pagina del quadernetto. Usò la parola chiave della prima pagina del quaderno per decifrare il testo della prima riga; da ogni parola eliminò le lettere che la componevano. Ultima regola insegnata dal nonno per nascondere i loro piccoli segreti. Scrisse subito sotto la prima riga il messaggio ottenuto. Iniziò a decifrare la seconda riga usando la chiave al contrario:
Con la stessa semplice tecnica, poteva decifrare tutto il quaderno? E perché cinque numeri? Osservò le pagine del quaderno e seguendo i primi quattro numeri ottenuti con la data, decifrò la riga corrispondente con il quinto numero avuto dalla data stessa. Lesse tutto il quaderno e si rese conto della triste verità. Suo nonno era stato un mostro malato. Nessuno aveva mai saputo la verità sul perché l’azienda agricola era andata in malora, il perché di tutti quei debiti. Ora tutto era chiaro, ora tutto coincideva…
Tra le pagine si faceva anche riferimento a vari incontri amorosi. C’erano cifre pagate e giudizi in parte soddisfacenti sulle notti di sesso. In ogni casino aveva la sua prediletta. Aveva annotato le tariffe di tutti i bordelli in cui era stato. Il nonno aveva vissuto la sua vita meravigliosa, tra vizi di gioco e belle donne. I figli e i nipoti con i calli alle mani. Ebbe un sentimento d’invidia inatteso e inaspettato. Il germe malato lo aveva dentro anche lui. Nei giorni seguenti cominciò a giocare al Lotto seguendo rigorosamente le istruzioni e la casistica dettata dal quaderno. Dopo molte perdite riuscì a vincere una somma sostanziosa con la quale ripagò parte dei debiti contratti con le banche. Questo gli diede coraggio e determinazione; iniziò a investire somme sempre più consistenti. Cominciò a fare viaggi e a divertirsi con donne a pagamento. Spesso chiedeva prestiti ai fratelli con le scuse più strane. S’inventò addirittura un tumore alla prostata. Falsificò i referti medici per farsi compatire, in verità aveva scoperto di essere sieropositivo. Iniziò a rubare in casa. La moglie un giorno si accorse che mancavano le obbligazioni trentennali che avevano acquistato per la loro vecchiaia. Mancavano anche tutti i gioielli. Pensò a un furto, ma quando trovò i libretti di risparmio nei quali erano stati depositati i soldi per l’università dei figli, vuoti, sospettò del marito ed ebbe ragione. Antonio si era impegnato anche la macelleria con degli strozzini. Quella notte fu l’ultima notte. La moglie cominciò a inveire contro di lui. Gli disse le cose più orrende; gli disse: «Perché non ti uccidi? Bastardo! I figli, ti rendi conto che abbiamo perso tutto? Che hai rovinato anche i tuoi figli?». Preso dalla disperazione, scappò da casa urlando parole sconnesse. La sua vita, la vita della sua amata famiglia, era stata rovinata. Era stato un brav’uomo, ora era diventato anche lui un mostro! “Maledetto nonno” pensò. Gli venne in mente della lettera avuta qualche ora prima che il nonno morisse d’infarto, dalle sue stesse mani. Gli disse di non aprirla mai; gli disse di aprirla solo se fosse stato davvero disperato. Andò in macelleria, aprì un piccolo cassetto segreto, prese la lettera, la aprì e trovò una pagina con due righe piene di lettere senza senso. La prima terminava con un punto interrogativo, la seconda con un punto esclamativo. In alto e in fondo, alla sinistra del foglio, gli stessi simboli della prima pagina del quadernetto. Usò la parola chiave della prima pagina del quaderno per decifrare il testo della prima riga; da ogni parola eliminò le lettere che la componevano. Ultima regola insegnata dal nonno per nascondere i loro piccoli segreti. Scrisse subito sotto la prima riga il messaggio ottenuto. Iniziò a decifrare la seconda riga usando la chiave al contrario:
“ODRAZZA”.
Voleva conoscere la verità, forse poteva ancora salvarsi… La sua mente fu più veloce della sua mano. Disperato lanciò la penna contro la parete, poi un urlo straziante: «se avessi aperto prima la lettera…».
La mattina dopo i suoi fratelli forzarono la saracinesca del negozio e lo trovarono appeso, con una robusta corda per quarti intorno al collo, alla staffa di acciaio dove di solito si appendono i pesanti quarti di vitello o le mezzene di suino. Le fedi poggiate sulla bilancia, una mezza sigaretta spenta, poggiata sul bancone. Davanti a lui, distesa a terra, una scala a pioli. Il pollice della mano destra infilato tra la corda e il collo… forse un ripensamento, forse voleva solo provare il brivido dell’azzardo assoluto. Gli occhi aperti, sbarrati con uno sguardo di terrore, rivolti verso l’asta di acciaio. La bocca semiaperta, nel volto una smorfia di dolore. A terra il quadernetto fatto a pezzi con la mannaia, sul bancone la lettera del nonno quasi del tutto decodificata…
La mattina dopo i suoi fratelli forzarono la saracinesca del negozio e lo trovarono appeso, con una robusta corda per quarti intorno al collo, alla staffa di acciaio dove di solito si appendono i pesanti quarti di vitello o le mezzene di suino. Le fedi poggiate sulla bilancia, una mezza sigaretta spenta, poggiata sul bancone. Davanti a lui, distesa a terra, una scala a pioli. Il pollice della mano destra infilato tra la corda e il collo… forse un ripensamento, forse voleva solo provare il brivido dell’azzardo assoluto. Gli occhi aperti, sbarrati con uno sguardo di terrore, rivolti verso l’asta di acciaio. La bocca semiaperta, nel volto una smorfia di dolore. A terra il quadernetto fatto a pezzi con la mannaia, sul bancone la lettera del nonno quasi del tutto decodificata…
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L
a z z a z z a r d a z z a a z z a r d o a z a z z a
aCziz avzuzoalred apzizùa aczozraargdgoiaoz apzezra
a z z a r d o a z z a a z z a r d o a a z
avzizvaerrdeo aczozna AAZZZZAZRRDDOOA aoz
a z z a a z z a r d a z z a r d o
apzezra afzazralrad afziznairtdao?
Ci vuole più coraggio per vivere con AZZARDO o per farla finita?
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o d r a o d r o d r a z z o d r a z z a o o d r a o d r a z z o d r a o d r
oSderia oudnr obdrraavzoz ordargaazzzzaoo ondorna oudsraarzez omdaria oidlr
qduraadzezranood,roèd osdtrraezgzaatood,r old'rhaoz otdrroavzaztaoo onderlalzaz
otdormabzaz oddir omdiroa ondornanzoz.a
oTdir opdorratzezraào oadlrlaaz omdorratzez!
Sei un bravo ragazzo non usar______________
Nella mano sinistra un pennarello stretto nel pugno, sul muro dei segni scritti con calligrafia tremolante,
e poi una lunga striscia nera…
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Al lettore la decodifica delle ultime parole ______________
e poi una lunga striscia nera…
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Al lettore la decodifica delle ultime parole ______________
(Paolo Saviello)
