#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - #YriflessioniPostume - I silenziosi urli dell'anima
Non dormo. La penna e lì sul foglio bianco, ferma e senza vita, galleggia all'interno di un piccolo lago d'inchiostro. La punta è nel centro e tutt'intorno si intravedono spiagge multiformi di colori, dapprima scuri, che lentamente volgono poi verso il grigio perla.
La carta, ruvida, suona al ritmo delle mie unghie. Forti, lunghe e mal curate, scavano solchi che distruggono la purezza di quella immagine.
Il silenzio della notte è rotto dal rumore del vetro del calamaio che si infrange violentemente contro un bianco muro, creando un'immagine che avrebbe potuto far impallidire "Jack the Dripper", l'artista a me più caro. Non per la sua bellezza, lungi da me questa espressione, quella era solo l'immagine della mia rabbia interiore, ma per l'enormità di pensieri espressi in ogni piccolo puntino nero, in ogni piccolo rivolo d'inchiostro seccato velocemente nel fresco intonaco. E quella grossa macchia, poi, sembra essere proprio la fotografia del mio stomaco... nero come catrame bollente.
È l'apice dei momenti... quelli che non passano mai. Forse un urlo sarebbe stato meglio, liberatorio assolutamente, ricuce gli strappi del dolore ma non è mai risolutivo. Quell'improvvisato e ridicolo affresco, battezzato poi da me i silenziosi urli dell'anima (la parte inferiore, subito sotto la grande macchia, mi ricorda "Le stelle cadenti" di Jack), invece rimane. Potrà esser lì per sempre, e come una foto sbiadita ricorderà, con occhi umidi, i ricordi di quelle notti.
Notti di pensieri gordiani, silenti e subdoli, a tratti terrificanti per le oscure conseguenze:
《Il buio perenne non è mai risolutivo.》
Mi sono sempre urlato questa angosciante considerazione, senza mai, fortunatamente, sentirne le parole.
Il tempo passa, tormentoso, inquietante, statico, perenne e liberatorio...
La luce penetra tra le ali delle imposte e colpisce quel vecchio muro imbrattato.
In alcuni punti l'intonaco pende come foglie d'autunno in attesa del volo finale. In altri, tante piccole macchie di muffa colorata hanno creato immagini surreali, paesaggi inverosimili e inimmaginabili.
L'ultimo raggio di sole, prima che lo stesso voli in alto fino al suo culmine, penetra tra le innumerevoli lacerazioni delle ante di un legno oramai decadente, e per un istante vedo luccicare le piccole e improvvisate stelle cadenti. Un sorriso di gioia invade il mio volto, sono felice come le notti di San Lorenzo da bambino. Desideri mai avverati, carichi però di speranza e consapevolezza, due sottili e invisibili liquidi che scorrono nelle vene di chi, "Comunque vada", ama la vita anche quando si fa dura e insostenibile.
Una spontanea e gentile risata rompe la quiete.
Lì, tra le valli, animali al pascolo volgono lo sguardo verso la mia finestra:
《Ehilà, dico a voi anime pure, gioite con me, anche oggi è un gran giorno, siamo vivi!》
Y.
cit.
"Ero molto depresso, in quel periodo. Intendevo uccidermi ma, come ho già detto, ero in analisi, e i freudiani sono molto severi al riguardo, ti fanno pagare le sedute che perdi."
Woody Allen
(Paolo Saviello)
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