Epilogo d'una difficile estate 

Ci sono giorni dove la solitudine è l'unica arma di difesa che ho. Sento d'aver bisogno di silenzi e quiete, pace e tranquillità. Ho bisogno di rielaborare i miei pensieri. Come a voler mettere un punto fermo, fissare un attimo di vita, per poi meglio viverla questa vita.

Ho bisogno di sentir soavi note musicali, archi perlopiù ma anche dolci note di pianoforte; possibilmente in tonalità minori con pause sovrastanti la musica. Mi fanno riflettere oltremodo e s'accresce così la mia voglia di continuare... Ne ho assoluto bisogno.

Sento d'essere come una batteria esausta, un mozzicone di fuoco reso cenere che aveva ancora voglia di riscaldare, un bicchiere di dolce assenzio dove l'ultima goccia fatica a scivolar giù; poi rimane solo il vuoto e l'esigenza di lavare il bicchiere...

Devo ricaricare la mia vita e riavvolgere i momenti. Esaminare il trascorso e svuotare la soffitta della mente dai pensieri inutili. Riprendere la mia libertà di vivere perché lì in alto nel cielo, la fantasia si disperde tra le nuvole: aspetto sempre che piova. 

Poi cammino, non importa dove e quando, così ogni problema ha una soluzione, anche se a volte basta non crearlo. L'amore forse è chimica, forse no, di certo è il motore della felicità, e la vita, in fondo, non è molto più semplice di quella che ci viene proposta? Lo scrivo, così cerco di non dimenticarlo più.

Siamo tutti contadini delle nostre emozioni.

Paolo Saviello