Tratto da una storia vera.
-Sinossi-
Un uomo rimasto solo e vittima del branco, riuscirà a porre fine alla sua lenta agonia? In una notte magica tutto può accadere, anche l'impossibile...
-Mobbed-
Mancavano meno di due mesi per la festa più bella dell'anno; bambini ragazzi e adulti erano affannati nella disperata ricerca della maschera più mostruosa da indossare quella sera, e per tutta la notte. Una notte magica e terrificante. Ricordi ancestrali di realtà vissute o leggende immaginate. Il vento freddo di tramontana sferzava i palazzi, piegava le persone e aveva costretto gli amministratori di quella ridente città ad anticipare l'accensione degli impianti di riscaldamento, domestico e aziendale.
Rocco, alias Cicciobello, rientrò in ufficio dopo la pausa pranzo; sembrava di essere come in una sauna o peggio, un bagno turco, essendoci dei vapori caldi che aleggiavano all'orizzonte, proprio di fronte la porta d'ingresso, nell'area break. Guardando il termostato situato al centro dell'open space, notò che segnava una cifra assurda:
"Ventisette gradi... Fortuna che oggi non ho indossato il maglione, anche se fuori siamo a -2".
Si tolse il soprabito e lo appese alla sedia, l'appendiabiti era situato nella zona off-limits. Guardò miseramente la parte inferiore del suo indumento ondeggiare sul pavimento sporco e, sempre con lo sguardo basso, azzardò un'assurda richiesta ai commensali: "Scusate, è possibile abbassare un po' la temperatura?". E pensò: "Pezzi di merda che non siete altro?". Solo Andrea, che sembrava essere il più gentile, ma non per questo migliore degli altri personaggi del branco, esclamò: "Perché? Hai caldo, bambolino? Noi qui stiamo benissimo! Vero ragazzi?". Risate sguaiate e cori da stadio fecero tutt'uno con la poltiglia che avevano in bocca. In terra ora sembrava di essere come in un porcile, con dei suini poco inclini
verso l'igiene. La vittima fece un sorriso di circostanza e si sedette, stanco, alla sua postazione di lavoro.
Dopo appena tre minuti, arrivò il capo ufficio e gli consegnò del lavoro da terminare il prima possibile perché il cliente stava aspettando una risposta da alcune ore.
"Scusa Giorgio, ma io ancora non ho finito quell'altro lavoro...".
"Quindi? Questo è! Punto. E vedi di sbrigarti stasera abbiamo una festa, la festa dei morti viventi!".
"Ma perché? Non fumo, il mio alito non puzza e mi lavo regolarmente i denti, uso suole profumate per le scarpe, mi cambio gli abiti ogni giorno scegliendo sempre i più adatti alle circostanze, cerco di essere simpatico, lavoro... anche per gli altri, faccio le ferie quando me le ordinano e non chiedo permessi, non mi ammalo mai, non sono iscritto al sindacato o qualche partito politico, sono laureato, leggo molto, seguo la politica italiana e quella internazionale. Amo Dio e cerco di essere un buon Cristiano, anche se a volte mi chiedo il perché. Tutta questa cattiveria mi fa schifo! Ora lo rispondo a tono! Gli faccio vedere io di cosa sono capace!".
Si alzò con l'esigenza di andare in bagno, ogni volta che succedeva una situazione simile, diventava incontinente. Continuò nei suoi pensieri sperando di avere, un giorno, la forza di aprire la bocca per emettere quei suoni liberatori. Ebbe un sussulto guardando fisso in faccia il suo capo. Forse era la volta buona.
"Ma se la cosa è così urgente perché non lo dici a quegli stronzi, maiali affamati che mangiano in ufficio oltre l'orario di pausa pranzo e che non potrebbero nemmeno farlo perché è vietato?".
Come il solito dalla bocca semiaperta non uscì nessuna consonante o vocale, forse anche loro spaventate per la reazione che avrebbero potuto causare. Fece finta di aggiustarsi la sedia, si risedette e si rimise al lavoro. Finì tutte le attività che gli erano state assegnate, chiuse le porte dell'ufficio e si ritirò miseramente a casa. I figli e la moglie lo aspettavano per la cena, ma la cena, come quasi tutte le sere, era diventata fredda e di cattivo odore.
I figli dormivano e la moglie si era addormentata davanti al televisore; un signore in giacca e cravatta cercava di spiegare le basi della fisica quantistica.
Un uomo rimasto solo e vittima del branco, riuscirà a porre fine alla sua lenta agonia? In una notte magica tutto può accadere, anche l'impossibile...
-Mobbed-
Mancavano meno di due mesi per la festa più bella dell'anno; bambini ragazzi e adulti erano affannati nella disperata ricerca della maschera più mostruosa da indossare quella sera, e per tutta la notte. Una notte magica e terrificante. Ricordi ancestrali di realtà vissute o leggende immaginate. Il vento freddo di tramontana sferzava i palazzi, piegava le persone e aveva costretto gli amministratori di quella ridente città ad anticipare l'accensione degli impianti di riscaldamento, domestico e aziendale.
Rocco, alias Cicciobello, rientrò in ufficio dopo la pausa pranzo; sembrava di essere come in una sauna o peggio, un bagno turco, essendoci dei vapori caldi che aleggiavano all'orizzonte, proprio di fronte la porta d'ingresso, nell'area break. Guardando il termostato situato al centro dell'open space, notò che segnava una cifra assurda:
"Ventisette gradi... Fortuna che oggi non ho indossato il maglione, anche se fuori siamo a -2".
Si tolse il soprabito e lo appese alla sedia, l'appendiabiti era situato nella zona off-limits. Guardò miseramente la parte inferiore del suo indumento ondeggiare sul pavimento sporco e, sempre con lo sguardo basso, azzardò un'assurda richiesta ai commensali: "Scusate, è possibile abbassare un po' la temperatura?". E pensò: "Pezzi di merda che non siete altro?". Solo Andrea, che sembrava essere il più gentile, ma non per questo migliore degli altri personaggi del branco, esclamò: "Perché? Hai caldo, bambolino? Noi qui stiamo benissimo! Vero ragazzi?". Risate sguaiate e cori da stadio fecero tutt'uno con la poltiglia che avevano in bocca. In terra ora sembrava di essere come in un porcile, con dei suini poco inclini
verso l'igiene. La vittima fece un sorriso di circostanza e si sedette, stanco, alla sua postazione di lavoro.
Dopo appena tre minuti, arrivò il capo ufficio e gli consegnò del lavoro da terminare il prima possibile perché il cliente stava aspettando una risposta da alcune ore.
"Scusa Giorgio, ma io ancora non ho finito quell'altro lavoro...".
"Quindi? Questo è! Punto. E vedi di sbrigarti stasera abbiamo una festa, la festa dei morti viventi!".
"Ma perché? Non fumo, il mio alito non puzza e mi lavo regolarmente i denti, uso suole profumate per le scarpe, mi cambio gli abiti ogni giorno scegliendo sempre i più adatti alle circostanze, cerco di essere simpatico, lavoro... anche per gli altri, faccio le ferie quando me le ordinano e non chiedo permessi, non mi ammalo mai, non sono iscritto al sindacato o qualche partito politico, sono laureato, leggo molto, seguo la politica italiana e quella internazionale. Amo Dio e cerco di essere un buon Cristiano, anche se a volte mi chiedo il perché. Tutta questa cattiveria mi fa schifo! Ora lo rispondo a tono! Gli faccio vedere io di cosa sono capace!".
Si alzò con l'esigenza di andare in bagno, ogni volta che succedeva una situazione simile, diventava incontinente. Continuò nei suoi pensieri sperando di avere, un giorno, la forza di aprire la bocca per emettere quei suoni liberatori. Ebbe un sussulto guardando fisso in faccia il suo capo. Forse era la volta buona.
"Ma se la cosa è così urgente perché non lo dici a quegli stronzi, maiali affamati che mangiano in ufficio oltre l'orario di pausa pranzo e che non potrebbero nemmeno farlo perché è vietato?".
Come il solito dalla bocca semiaperta non uscì nessuna consonante o vocale, forse anche loro spaventate per la reazione che avrebbero potuto causare. Fece finta di aggiustarsi la sedia, si risedette e si rimise al lavoro. Finì tutte le attività che gli erano state assegnate, chiuse le porte dell'ufficio e si ritirò miseramente a casa. I figli e la moglie lo aspettavano per la cena, ma la cena, come quasi tutte le sere, era diventata fredda e di cattivo odore.
I figli dormivano e la moglie si era addormentata davanti al televisore; un signore in giacca e cravatta cercava di spiegare le basi della fisica quantistica.
Mangiò senza volerlo, assorto nei suoi pensieri cupi, senza un futuro e senza soluzioni per i suoi problemi. I figli che adorava, solo nella sua mente, avevano smesso anche di cercarlo. Quando gli parlavano dei loro problemi, così ridicoli per essere presi sul serio, li zittiva con ferocia e lessico da portuale, o silenzi assoluti, che erano peggiori delle parolacce. Non ricordava recite scolastiche o attese per colloqui con gli insegnanti. Lo sport dei figli lo conosceva solo quando s'infortunavano. In quelle occasioni urlava e sbraitava perché loro non potevano permettersi dottori costosi, quindi nessuno aveva il diritto di farsi male; il lavoro era precario e poteva perderlo da un giorno all'altro.
Che cosa avrebbero potuto fare, loro, al posto suo? Rispetto, dovevano solo portare rispetto per chi portava sulle spalle tutto il peso della loro esistenza! Ripeteva sempre la stessa litania ogni volta che ne aveva occasione: Natale, Pasqua e compleanni compresi.
Intanto fuori i bambini continuavano a bussare il campanello di tutte le case del vicinato, con la speranza di ottenere caramelle e la certezza di spaventarne gli abitanti. La sua casa non era disponibile per quei divertimenti. Erano sette anni esatti dalla morte del suo migliore amico. Una notte di Halloween magica e perversa se lo aveva portato via in modo drammatico e sfortunato.
La rabbia e la tristezza che stava provando non riuscivano neanche a scalfire la solitudine e la depressione causatagli dalle vicende lavorative. Mentre masticava senza sentirne i sapori, si accorse di avere le guance bagnate. Un rivolo d'acqua colò sulla tovaglia, la vista, già persa nello sguardo vuoto, gli si annebbiò; sentì un forte bruciore, poi cominciò a singhiozzare tappandosi la bocca con le mani, per non svegliare nessuno della famiglia. Il suo cane, un bastardino trovato tanti anni prima abbandonato nei rifiuti, orami vecchio e prossimo alla morte, strisciò fino a suoi piedi. Erano mesi che non si muoveva; spesso rantolava e dava l'impressione che fosse giunta la sua ora, ma era sempre lì, immobile e fiero, come sempre. Raggiunse i suoi piedi, ne annusò l'odore e con estrema determinazione si alzò prima sulle gambe posteriori e poi su quelle anteriori. Poggiò la parte inferiore della bocca sulla sua gamba e cominciò a lacrimare dagli occhi. Incrociò lo sguardo del suo padrone e iniziò una lenta litania di dolore. Billy da quando si era ammalato non si era mai lamentato, mai un'occasione in cui avesse potuto far pesare la sua situazione di moribondo. Passarono delle ore stesi sul pavimento, testa contro testa. Piansero fino all'esaurimento di ogni liquido del loro corpo.
Esplosione di petardi, urla di ragazzini scatenati e onde sonore impazzite, sparate dai tubi di
scappamento delle auto, svegliarono Rocco; si alzò in piedi, esausto e pieno di sonno. Il suo fido cane era morto e aveva dedicato i suoi ultimi attimi di vita per consolare il suo padrone. Le lacrime erano finite, la disperazione causata dai problemi lavorativi era giunta al culmine. Il suo apostrofo rosa si era appassito e sbiadito, i figli lo temevano e il suo amico, l'unico vero amico che gli era rimasto, aveva appena smesso di soffrire. Andò in bagno per sciacquarsi la faccia, si guardò nello specchio e capì istantaneamente cosa deva fare per risolvere definitivamente, e per sempre, i suoi problemi.
Coprì Billy con una copertina, si vestì con l'abito più lussuoso che aveva in guardaroba e prese dalla cassaforte la cosa più pericolosa che aveva a disposizione. L'aveva messa lì per sicurezza, per evitare che in preda alla disperazione potesse fare del male a se stesso o alla sua famiglia. Ora la disperazione si era trasformata in odio. Erano anni che non usciva da casa e quella notte, la notte di Halloween, tutto poteva accadere... e tutto doveva accadere!
Lungo le strade sporche di caramelle scartocciate si rincorrevano mostri, diavoli e zombi. Ogni tanto s'intravedevano lunghe scie di stelle filanti colpire le auto di passaggio. Sulle finestre buie c'erano zucche con sguardi tremuli che osservavano quel disordine allegro e spensierato. Rocco era cupo, pensieroso ma felice. Avrebbe vissuto quella notte magica con l'idea che tutto sarebbe finito, tutto sarebbe ricominciato in una nuova vita. Un nuovo uomo, con lo stesso corpo ma con un'altra anima.
Magari proprio quella del suo amato amico Antonino, morto per aver sfidato con lo sguardo un teppista che aveva appena terminato un atto vandalico; un'auto lo aveva travolto mentre attraversava la strada. Fu preso di schiena, il corpo si piegò e si sentirono le ossa della colonna vertebrale spezzarsi. Il ventre si squarciò, fuoriuscirono le ossa delle costole con un'esplosione di sangue e organi vitali. La sua testa atterrò violentemente sullo spigolo di un marciapiede, aprendosi e sparpagliando la sua materia cerebrale lungo la strada. Quei pensieri fecero vomitare a Rocco la cena mal digerita.
Si ricompose e riprese il suo cammino. Aveva bisogno di un'anima ribelle e speranzosa; solo così avrebbe potuto ritrovare la sua strada. Qualsiasi soluzione che avesse avuto come scopo finale la fine delle sue sofferenze, sarebbe stata adottata. Nulla era precluso. Doveva solo decidere quale. Prima di entrare nel locale dove tutti i suoi colleghi si erano raggruppati per festeggiare la notte di Halloween, dedicò un attimo dei suoi pensieri nuovamente al ricordo del suo amico; questa volta ricordò le lunghe chiacchierate sui mali della società. Freddo e determinato si sedette a un tavolo per single, dirimpetto alla marmaglia mascherata e maleodorante che stava insultando la quiete di quella notte rumorosa.
Bevve solo un analcolico perché voleva essere lucido e fissò il suo sguardo, tetro, in una sola direzione. Accortosi della sua presenza elegante, giacca e cravatta come il protagonista di un matrimonio, il branco cominciò a confabulare per decidere come schernire la vittima. Uno per volta si avvicinarono al tavolino, ululando e zoppicando; sembravano dei veri morti viventi, uomini senza anima, anime senza speranza di trovare un corpo... "Ancora per poco" pensò Rocco. Al culmine delle risate Satana in persona disse: "Ciao Cicciobello, vedo che ti sei vestito da... uomo morto nella bara!".
Rocco si alzò in piedi, calmo, lucido e glaciale. Osservò uno a uno i suoi aguzzini, mise la mano destra in tasca, toccò la pistola e con calma e determinazione disse: "Io qui ho finito Bambolotti! I morti siete voi... pezzi di merda che non siete altro!". Attimi di silenzio.
Rivolgendosi al re dell'inferno disse: "Giorgio, per cortesia, quando ti rechi vicino alla mia postazione di lavoro, prima lavati i denti e ogni tanto cambiati quella camicia puzzolente". Guardò diritto negli occhi di Freddy Krueger e con severo disprezzo disse: "Ciao Andrea, come mai sei uscito senza maschera? Coglione leccaculo?".
Questa volta la connessione cervello-parola funzionò alla perfezione. Quasi tutto quello che aveva in corpo era lì, pronto per essere vomitato; oramai non ne valeva più la pena. Quella notte il miracolo si era appena compiuto, nessuna anima aveva preso nessun corpo, nessun corpo era rimasto senza anima.
Prima di uscire da casa non era sicuro di farcela, di riuscire a dire quello che veramente voleva dire. Dopo anni di solitudine e repressione, le sue corde vocali gli erano sembrate atrofizzate. Ora era lì fiero e forte di fronte ai suoi carnefici, non aveva più paura.
Si era portato da casa due cose, entrambe contenute nella scatola presa dalla cassaforte: la pistola di ordinanza del nonno carabiniere, carica da molti anni e con il colpo in canna, pronta per sparare e una lettera di dimissioni già scritta e firmata, ma con la data in bianco. Tolse la mano destra dalla tasca dei pantaloni, era sudata ma non tremava più. Guardò uno a uno i mostri viventi che circondavano il suo tavolino e disse con fermezza: "Buon divertimento, ci rivediamo al lavoro!". Pagò il conto e prima di
rientrare a casa consegnò la pistola a una stazione dei carabinieri. Bruciò la lettera spargendo le ceneri nel vento della notte. Si recò nella stanza da letto dei figli e gli diede un bacio sulla fronte. Aveva dimenticato quel sapore. Si sedette poi sul suo letto, porse una carezza alla moglie e rimase in attesa di vedere il sorgere del sole. Sbucò con timida luce soffusa dalle nuvole che andavano via via diradandosi. Negli occhi di Rocco risplendeva una luce nuova. Quella notte magica era morta e la sua vita era appena rinata. Vide un lampo di luce salire nel cielo. L'anima del suo carissimo amico aveva smesso di vagare nel buio per l'eternità?
Sulle sue labbra un sorriso spensierato e tanta gioia nel cuore.
Che cosa avrebbero potuto fare, loro, al posto suo? Rispetto, dovevano solo portare rispetto per chi portava sulle spalle tutto il peso della loro esistenza! Ripeteva sempre la stessa litania ogni volta che ne aveva occasione: Natale, Pasqua e compleanni compresi.
Intanto fuori i bambini continuavano a bussare il campanello di tutte le case del vicinato, con la speranza di ottenere caramelle e la certezza di spaventarne gli abitanti. La sua casa non era disponibile per quei divertimenti. Erano sette anni esatti dalla morte del suo migliore amico. Una notte di Halloween magica e perversa se lo aveva portato via in modo drammatico e sfortunato.
La rabbia e la tristezza che stava provando non riuscivano neanche a scalfire la solitudine e la depressione causatagli dalle vicende lavorative. Mentre masticava senza sentirne i sapori, si accorse di avere le guance bagnate. Un rivolo d'acqua colò sulla tovaglia, la vista, già persa nello sguardo vuoto, gli si annebbiò; sentì un forte bruciore, poi cominciò a singhiozzare tappandosi la bocca con le mani, per non svegliare nessuno della famiglia. Il suo cane, un bastardino trovato tanti anni prima abbandonato nei rifiuti, orami vecchio e prossimo alla morte, strisciò fino a suoi piedi. Erano mesi che non si muoveva; spesso rantolava e dava l'impressione che fosse giunta la sua ora, ma era sempre lì, immobile e fiero, come sempre. Raggiunse i suoi piedi, ne annusò l'odore e con estrema determinazione si alzò prima sulle gambe posteriori e poi su quelle anteriori. Poggiò la parte inferiore della bocca sulla sua gamba e cominciò a lacrimare dagli occhi. Incrociò lo sguardo del suo padrone e iniziò una lenta litania di dolore. Billy da quando si era ammalato non si era mai lamentato, mai un'occasione in cui avesse potuto far pesare la sua situazione di moribondo. Passarono delle ore stesi sul pavimento, testa contro testa. Piansero fino all'esaurimento di ogni liquido del loro corpo.
Esplosione di petardi, urla di ragazzini scatenati e onde sonore impazzite, sparate dai tubi di
scappamento delle auto, svegliarono Rocco; si alzò in piedi, esausto e pieno di sonno. Il suo fido cane era morto e aveva dedicato i suoi ultimi attimi di vita per consolare il suo padrone. Le lacrime erano finite, la disperazione causata dai problemi lavorativi era giunta al culmine. Il suo apostrofo rosa si era appassito e sbiadito, i figli lo temevano e il suo amico, l'unico vero amico che gli era rimasto, aveva appena smesso di soffrire. Andò in bagno per sciacquarsi la faccia, si guardò nello specchio e capì istantaneamente cosa deva fare per risolvere definitivamente, e per sempre, i suoi problemi.
Coprì Billy con una copertina, si vestì con l'abito più lussuoso che aveva in guardaroba e prese dalla cassaforte la cosa più pericolosa che aveva a disposizione. L'aveva messa lì per sicurezza, per evitare che in preda alla disperazione potesse fare del male a se stesso o alla sua famiglia. Ora la disperazione si era trasformata in odio. Erano anni che non usciva da casa e quella notte, la notte di Halloween, tutto poteva accadere... e tutto doveva accadere!
Lungo le strade sporche di caramelle scartocciate si rincorrevano mostri, diavoli e zombi. Ogni tanto s'intravedevano lunghe scie di stelle filanti colpire le auto di passaggio. Sulle finestre buie c'erano zucche con sguardi tremuli che osservavano quel disordine allegro e spensierato. Rocco era cupo, pensieroso ma felice. Avrebbe vissuto quella notte magica con l'idea che tutto sarebbe finito, tutto sarebbe ricominciato in una nuova vita. Un nuovo uomo, con lo stesso corpo ma con un'altra anima.
Magari proprio quella del suo amato amico Antonino, morto per aver sfidato con lo sguardo un teppista che aveva appena terminato un atto vandalico; un'auto lo aveva travolto mentre attraversava la strada. Fu preso di schiena, il corpo si piegò e si sentirono le ossa della colonna vertebrale spezzarsi. Il ventre si squarciò, fuoriuscirono le ossa delle costole con un'esplosione di sangue e organi vitali. La sua testa atterrò violentemente sullo spigolo di un marciapiede, aprendosi e sparpagliando la sua materia cerebrale lungo la strada. Quei pensieri fecero vomitare a Rocco la cena mal digerita.
Si ricompose e riprese il suo cammino. Aveva bisogno di un'anima ribelle e speranzosa; solo così avrebbe potuto ritrovare la sua strada. Qualsiasi soluzione che avesse avuto come scopo finale la fine delle sue sofferenze, sarebbe stata adottata. Nulla era precluso. Doveva solo decidere quale. Prima di entrare nel locale dove tutti i suoi colleghi si erano raggruppati per festeggiare la notte di Halloween, dedicò un attimo dei suoi pensieri nuovamente al ricordo del suo amico; questa volta ricordò le lunghe chiacchierate sui mali della società. Freddo e determinato si sedette a un tavolo per single, dirimpetto alla marmaglia mascherata e maleodorante che stava insultando la quiete di quella notte rumorosa.
Bevve solo un analcolico perché voleva essere lucido e fissò il suo sguardo, tetro, in una sola direzione. Accortosi della sua presenza elegante, giacca e cravatta come il protagonista di un matrimonio, il branco cominciò a confabulare per decidere come schernire la vittima. Uno per volta si avvicinarono al tavolino, ululando e zoppicando; sembravano dei veri morti viventi, uomini senza anima, anime senza speranza di trovare un corpo... "Ancora per poco" pensò Rocco. Al culmine delle risate Satana in persona disse: "Ciao Cicciobello, vedo che ti sei vestito da... uomo morto nella bara!".
Rocco si alzò in piedi, calmo, lucido e glaciale. Osservò uno a uno i suoi aguzzini, mise la mano destra in tasca, toccò la pistola e con calma e determinazione disse: "Io qui ho finito Bambolotti! I morti siete voi... pezzi di merda che non siete altro!". Attimi di silenzio.
Rivolgendosi al re dell'inferno disse: "Giorgio, per cortesia, quando ti rechi vicino alla mia postazione di lavoro, prima lavati i denti e ogni tanto cambiati quella camicia puzzolente". Guardò diritto negli occhi di Freddy Krueger e con severo disprezzo disse: "Ciao Andrea, come mai sei uscito senza maschera? Coglione leccaculo?".
Questa volta la connessione cervello-parola funzionò alla perfezione. Quasi tutto quello che aveva in corpo era lì, pronto per essere vomitato; oramai non ne valeva più la pena. Quella notte il miracolo si era appena compiuto, nessuna anima aveva preso nessun corpo, nessun corpo era rimasto senza anima.
Prima di uscire da casa non era sicuro di farcela, di riuscire a dire quello che veramente voleva dire. Dopo anni di solitudine e repressione, le sue corde vocali gli erano sembrate atrofizzate. Ora era lì fiero e forte di fronte ai suoi carnefici, non aveva più paura.
Si era portato da casa due cose, entrambe contenute nella scatola presa dalla cassaforte: la pistola di ordinanza del nonno carabiniere, carica da molti anni e con il colpo in canna, pronta per sparare e una lettera di dimissioni già scritta e firmata, ma con la data in bianco. Tolse la mano destra dalla tasca dei pantaloni, era sudata ma non tremava più. Guardò uno a uno i mostri viventi che circondavano il suo tavolino e disse con fermezza: "Buon divertimento, ci rivediamo al lavoro!". Pagò il conto e prima di
rientrare a casa consegnò la pistola a una stazione dei carabinieri. Bruciò la lettera spargendo le ceneri nel vento della notte. Si recò nella stanza da letto dei figli e gli diede un bacio sulla fronte. Aveva dimenticato quel sapore. Si sedette poi sul suo letto, porse una carezza alla moglie e rimase in attesa di vedere il sorgere del sole. Sbucò con timida luce soffusa dalle nuvole che andavano via via diradandosi. Negli occhi di Rocco risplendeva una luce nuova. Quella notte magica era morta e la sua vita era appena rinata. Vide un lampo di luce salire nel cielo. L'anima del suo carissimo amico aveva smesso di vagare nel buio per l'eternità?
Sulle sue labbra un sorriso spensierato e tanta gioia nel cuore.
