#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Voluttà

#StoriaDiUnUomoPiccoliSogni - Voluttà

Tratto da una storia vera.

-Sinossi-
Un amore folle, puro e indefinibile, raggiunge il suo culmine. Estasi suprema o folle liberazione?

-Voluttà-
Chiudo gli occhi, vedo il mare e piango. Passeggio tra le rocce, scendo dei gradini e sento l'odore della salsedine. Percepisco la freschezza delle acque sulla mia pelle, sento il movimento sussultorio delle onde sul mio corpo. Sono leggero e mi sento baciato dalla spuma.
Un'onda anomala mi travolge, mi sento mancare il fiato mentre osservo bianche pietre riposare e minuscoli granelli di sabbia librarsi in un caotico balletto. Sento lo scorrere delle acque sul mio viso. Mi sveglio: tutto era in un sogno? La mia mente può andare oltre il mio corpo, può simulare l'inverosimile...
I sensi velati ingannano la mente lucida; ho il cuscino bagnato, mi alzo dal letto e sento degli scricchiolii sotto i miei piedi:

Mi bruciano gli occhi, spoglie opime…
E mi ritrovo tra le mani lacrime
Nei miei occhi la luce del tuo volto
E sulla pelle l'odore del tuo corpo dissolto
L'estasi della tua bellezza nel ricordo di un sorriso
Vedo il cielo
Vedo i tuoi occhi
Aleggiano bianche e limpide anime
Piccoli riflessi senza specchi
Non potrò mai dimenticarti
Questo è vero
Questo ho deciso

Mestamente mi avvio verso la luce fioca, tiro su la tapparella e spalanco le finestre. Ho bisogno di respirare a pieni polmoni. Il panorama è sempre lo stesso. I rumori sono sempre gli stessi. Gli odori sono sempre gli stessi…
Devo prendere una decisione definitiva, non posso più aspettare, non voglio più soffrire. Da tempo, da molto tempo mi manchi. Non posso vivere lontano da te, dal tuo silenzio e dal tuo frastuono. Dalla tua leggerezza e dalla tua maestosità. Fonte di vita e di saggezza spesso regali spettacoli inimmaginabili. Tanti ti apprezzano, tanti ti vogliono; pochi ti capiscono veramente. Nessuno ha ancora inteso il vero senso della tua esistenza. Senza di te, il nulla. Sai essere buono, sai essere crudele, sei ladro e generoso, conservi tesori che decidi di donare a chi merita. Sei sempre nel giusto, doni pace e serenità ma anche dolore e atrocità. Io non ho mai avuto paura di te, rispetto e amore incondizionato; qualunque cosa tu faccia. Nessuna spiegazione, nessuna domanda. Ti accolgo così come tu hai voluto accettarmi, senza domande e senza risposte.
Amore puro.
Ora avrei voglia di correre verso di te, vorrei ammirare la tua luce e sentire il tuo odore, aprire il cuore e ascoltare la tua voce. Vorrei bagnarmi dei tuoi umori, sentire piccole gocce di vita sul mio viso mentre i piedi nudi, umidi, solcano la sabbia compatta e stirata. Vorrei tuffarmi nei tuoi frangenti e assaporare i tuoi marosi. Nuoterei dentro di te fino allo sfinimento, fino a perdere le forze, fino alle porte dell’Ade. Consegnerei la mia vita a te, ti farei decidere se salvarmi per poi vivere nell’oblio oppure trattenermi per sempre e rendermi beato.
Frettolosamente indosso qualche indumento e mi avvio verso l’uscita di casa. Ho un solo pensiero, fisso, tangibile, un tarlo che scava e sprofonda nel mio intimo, nel mio lato oscuro. Ho bisogno di te, ti voglio adesso. Passano i secondi, i minuti sembrano interminabili. Scappo, scendo velocemente le rampe di scale e mi precipito in strada. Corro verso la stazione della metropolitana e prendo il primo treno in direzione stazione. Velocemente arrivo davanti al display dei treni in partenza e individuo quello che mi darà la salvezza. Non posso perdere tempo nel fare il biglietto. Salgo sulla prima carrozza e mi siedo vicino al finestrino. Ho la bocca arsa e il fiatone; certamente non avrò un bell’aspetto, sono elettrizzato, martoriato dalla paura ma sicuro di me. Avrò molte ore per pensare e immaginare quello che in parte ho già vissuto, quello che mi manca da tanto tempo, troppo oramai. Sentirò nuovamente il calore sulla mia pelle. Potrò parlarti e raccontarti la mia vita, vuota e inutile senza di te. Staremo per sempre insieme. Nulla e nessuno potranno tenerci separati. Ci fonderemo e diventeremo una sola entità, libera dalla quotidianità e dalla volgarità. Tu bello e voluttuoso, io inerme verso la tua maestosità. Mi assopisco per qualche minuto, lo scorrere del tempo mi tormenta. Guardo dal finestrino una sequenza d’immagini senza senso, sembrano uscite da una vecchia pellicola cinematografica riavvolta velocemente. Non voglio vedere nulla che non sia tu. Osservo dei gabbiani in volo che presagiscono la mia visione. Il treno entra in una galleria, chiudo gli occhi e ascolto il rumore assordante dell’aria schiacciata sulle pareti di roccia. Immagino quello che mi aspetta, i battiti del mio cuore aumentano vertiginosamente e sento violente contrazioni allo stomaco. Sono digiuno, ma non è fame, non è il mio istinto primordiale che ricerca cibo per sopravvivere; sono emozionato, turbato dal respiro affannoso.
Il rumore si attenua ed io apro gli occhi. Secchi di vernice inondano le mie pupille; sono confuso da tanta bellezza.
La stazione ferroviaria è annunciata da una voce metallica, mi precipito davanti alle porte di uscita. Il treno finisce la sua corsa, io inizio la mia. Punto lo sguardo davanti a me e inizio a spogliarmi. Il contatto deve essere perfetto, voglio essere accarezzato da quelle onde sinuose. Fusione completa e istantanea. Nudo mi tuffo tra la cresta e il ventre di quella carezza che lui mi porge. Siamo una cosa sola. Oggi è un giorno qualsiasi di anno qualsiasi. Vedo cime innevate e spiagge deserte, non sento freddo perché sono avvolto da calde onde di seta. All’orizzonte vedo nubi nere, nubi di burrasca. Non ho paura, non ho mai avuto paura; quando sono dentro di te mi sento protetto e amato. Sento la tua voce dolce sussurrarmi parole di desiderio. Anche tu sei gratificato dal mio contatto fisico, lo percepisco, lo sento…
Dopo aver appagato le nostre necessità materiali, i nostri bisogni fisici, decido di uscire dalla tua alcova e di osservare lo scorrere del tempo contemplando la tua bellezza, la tua sinuosità. Mi siedo sulla spiaggia a gambe incrociate e poggio entrambe le mani sulla sabbia. Anche lì sento il tuo potere ammaliante di seduzione. Sei bello, ti mostri in tutta la tua spettacolarità. Vedo onde in lontananza, le sento avvicinarsi come tenui vagiti umani, piccole e indifese. Si prostrano a me con tutta la loro forza e bellezza nell’attimo in cui il culmine raggiunge la sua massima levatura. Mostri di rara bellezza, di forme sempre diverse, possono donare felicità mostrando la loro possanza o dolore eterno per il loro incontrollabile vigore. Ti calmi, ti agiti, ti offendi se volgo il mio sguardo, mi regali meraviglie per compiacermi o doni di morte per spaventarmi. Il vento, tuo mentore, si agita e soffia sulla tua pelle segnali di tempesta. E’ lui l’unico che riesce a modellarti e controllarti, l’unico che ha il potere di gonfiare o reprimere i tuoi tumulti. Tu eccitato e contento pregusti il dolore fisico che scaturirà dalla sua spinta dentro di te. Ti schiaccerà contro le rocce e ti renderà protagonista di racconti di morte e di orrore. Quando pago dei sensi smetterà di agitarti ti renderà ingordo di armoniose note, mistiche parole, colori inverosimili e sacre promesse d’amore per l’eternità.
Mi alzo in piedi preda del terrore per quello che sta avvenendo. Onde gigantesche travolgono tutte le imbarcazioni, case costiere distrutte da dardi penetranti, dapprima duri come granito e poi semplici gocce d’acqua. Attorno a me vedo sgomento e distruzione. Sento le urla di goduria del vento fomentare la potenza del mare; lui gode mentre si mostra al mondo come una danzatrice satanica, sensuale e pericolosa, carnale e dissoluta. Dominatrice suprema dei sensi dell’essere umano, smisurata e infinita voluttà. La fine della mia vita terrena è vicina, finalmente sarò libero di esistere in una nuova dimensione, in un nuovo legame ancestrale insieme alla madre di tutte le vite.
Osservo sbigottito che le onde mi evitano, s’infrangono ai miei lati senza bagnarmi. Ora ho paura. Perché mi eviti? Perché non mi vuoi? Non puoi essere così crudele. No! Non puoi… non devi!
Guardo su verso il cielo con le braccia distese e rivolte verso l’alto. Una dolce pioggia intermittente mi bagna il volto e confonde le lacrime. Urlo di rabbia, un ruggito animale che contrasta il rombo della tempesta. Terminate le energie m’inginocchio e osservo il mondo circostante che cade a pezzi, spazzato via dalle furie della natura. Le nuvole grigie cominciano a roteare con violenza estrema, sempre più veloci. Il mare si alza e si dirige verso di me. Bellissimo e affascinante inizia una danza conturbante e suadente; intravedo sembianze umane nelle sue moine, un essere inverosimile, metà uomo e metà donna. Occhi di ghiaccio, capelli scarmigliati, seni prorompenti e possenti gambe. Mi guarda, mi sfiora, mi accarezza ma non vuole concedersi. Sento che la mente mi sta abbandonando, sento la mia lucidità venir meno. Potrò impazzire senza di te. Prendimi ti prego, non puoi lasciarmi vivere così.
Affondo le mani nella sabbia e trovo una pietra scheggiata. Chino il capo e con uno spigolo arrotato dal tempo, incido con violenza i miei polsi. Il sangue esplode verso il mio corpo nudo e disegna rivoli di morte. Alzo lo sguardo per cercare i tuoi occhi e vedo un corpo inanimato muoversi lentamente.
La tua grazia è svanita, la tua sensualità è morta, la tua carnalità dimenticata. La sabbia asciutta sotto il mio corpo si tinge di rosso, un colore che può essere allo stesso tempo evocativo di sfrenata lussuria o morte brutale e crudele. Ho sonno, un senso di pace assoluta pervade il mio corpo; i suoni diventano affievoliti e le immagini sfuocate. Ti sento ridere, mi beffeggi, forse hai ottenuto quello che volevi. Sento la morte chiedere la mia anima mentre un ultimo sussurro esce dalle mie labbra sorridenti:
«Io ti odio… maledetto… amore mio…».